Sperimentazione estemporanea: l’arte di Angelo Lamacchia

Sperimentazione estemporanea: l’arte di Angelo Lamacchia

Angelo Lamacchia classe ’85, nasce a Matera dove inizia la sua formazione artistica presso il Liceo Artistico Carlo Levi. Conseguito il diploma si trasferisce nella Capitale per frequentare il corso di pittura presso l’accademia di Belle Arti, durante il quale sotto la guida del Prof. Gianfranco Notargiacomo, pittore astrattista, si avvicina alla pittura astratta. Conseguito il diploma accademico  ritorna nella città natale dove continua il suo percorso artistico che lo ha portato nel 2012 in Kazakistan nella veste di decoratore per il nuovo teatro in costruzione nella capitale di Astana.

Precedentemente è stato impegnato in numerose esposizioni d’arte tra cui: nel 2011 una personale al Drain di Milano e dal 2002 al 2010 ha esposto rispettivamente a Matera in occasione dell’expo Oggetti luminosi, a Roma in occasione della notte bianca presso l’Accademia di belle Arti, presso la galleria 12/13, nonché in occasione del Cinefestival.

Qual’è la chiave di lettura che permette di avvicinarsi alle tue opere?

Ogni mio lavoro nasce da un’idea dipendente da cause o esigenze mistiche interiori vissute secondo una visione tra passato, presente e futuro della stessa. Le percezioni vissute durante questo percorso intimistico e personale, che spesso si ripetono, si traducono in forma, una forma libera nello spazio e per citare Kandisky “ sensibile come una nuvola di fumo”. Dalla forma libera nasce il gesto che si traduce in segno, disegno e pittura. Nel mio concetto pittorico c’è un costante ritorno all’origine, un richiamo al passato, alla materia prima, una costante ricerca di materiali anche da riciclare, che possano costituire e contraddistinguere una nuova forma. Il mio lavoro è infatti un lavoro di ricerca intesa come studio e sperimentazione continua e continuata. Il lavoro dell’artista nasce in solitudine quando si scelgono i materiali che andranno a comporre nel complesso l’opera. La tela o altro materiale che si presta ad essere dipinto, gli oggetti da riciclare, come entità singole, insieme danno vita all’opera che in quanto tale non appartiene più solo all’artista ideatore ma a tutti. È un viaggio in cui alla partenza si è soli…..la meta è invece condivisione di emozioni ed esperienze.

Cosa ti ha spinto a ritornare a Matera?

Uno come me, uno che ha avuto la vocazione dell’artista sicuramente non sarebbe mai tornato a Matera, soprattutto dopo aver avuto esperienze in grandi città, perché si è portati ad immaginarsi in spazi sempre più grandi e artisticamente  stimolanti! Sono sempre pronto a partire! A dir la verità, nel corso degli anni e delle mie esperienze ho sempre sentito una sorta di richiamo alle mie origini, alla mia terra. Dopo anni vissuti a Roma in cui ho avuto esperienze importati sono tornato a casa, nel mio ambiente, nella mia dimensione in cui ho sperimentato autonomamente la mia vena artistica che mi ha permesso di arrivare anche in Francia e Kazakistan. Il metodo sperimentale che ho scelto per professare la mia arte si è basato su collaborazioni con altri artisti, in particolare musicisti, spesso amici, con cui ho voluto fortemente stimolare la popolazione e grazie a cui ho ricevuto diversi feedback positivi di partecipazione. Il lavoro dell’artista è ancora difficile da affermare in quanto tale ed autonomo! Basti pensare che la mia professione, come professione autonoma non rientra nelle categorie iscritte negli elenchi INPS. Anche per questo motivo durante questi anni per me coinvolgenti specie per le esperienze all’estero, non ho mai smesso di cercare un luogo che non fosse più il mio studio casalingo, per affermare anche nella realtà materana il concetto di laboratorio-studio autonomo svincolato dal binomio statico arte-galleria  che caratterizza il mondo dell’arte. Oggi posso dire di aver concluso la mia ricerca e realizzato questo mio desiderio con lo Studio 59.

Qual’è il significato di Studio 59?

L’idea è quella di uno spazio in cui l’arte è in continuo divenire, in cui la stessa è oggetto di sperimentazione, ma che allo stesso tempo fornisse al pubblico indicazioni esatte rispondenti al tipo di luogo con il quale interferissero, motivo per cui ho deciso di mantenere anche il numero civico. Questo spazio nasce come luogo in cui io posso esprimere la mia vocazione ma allo stesso tempo come luogo in cui l’arte sia fruibile a tutti non solo da un punto di vista prettamente espositivo. Il mio desiderio è quello di poter realizzare workshop e laboratori che permettano a tutti l’approccio all’arte quale espressione di un concetto che non necessita di parola, ma allo stesso tempo educare alla stimolazione del pensiero e della costruzione del concetto legato ad una singola opera.

In un ottica innovativa di approccio culturale all’arte come pensi che si possa agire in previsione di Matera2019?

Matera 2019 anche per me rappresenta un punto di partenza e non di arrivo del percorso di crescita culturale a tutto tondo che la nostra comunità sta vivendo. La crescita deve essere intesa innanzi tutto come educazione della comunità e per la comunità alla cultura.  Rispetto al passato, specie per chi come me ha avuto esperienze sia in territorio nazionale che all’estero, è evidente la presenza di alcuni cambiamenti dettati da nuove idee lanciate sul territorio, dal territorio e per il territorio e soprattutto di realtà che incentivano e stimolano la produzione e la creazione artistica, artigianale, evitando che le nuove proposte cadano nel dimenticatoio. Tuttavia il cambiamento e la metamorfosi in generale, a mio parere deve essere connotata da continuità, fluidità e unicità nel percorso scelto per ottenere il risultato ambito di creazione e formazione dell’idea. Spesso invece ho constatato con rammarico che l’entusiasmo tipico delle novità, lo stesso che motiva chi le propone, si infrange come un onda sugli scogli quando le stesse idee cadono in una sorta di percorso ciclico e ripetitivo cadenzato come una filastrocca. La mancanza di unicità, specie nell’ambito dell’arte, non risulta stimolante tarpando le ali al confronto costruttivo e di crescita che si potrebbe avere con il collega, amico, artista. Mancano gli spazi per avviare confronti e collaborazioni, spazi indipendenti che siano di tutti e per tutti e che non siano dunque strutturati, tipizzati e tipizzanti. Un ottimo spunto è offerto dall’ Open design school e dall’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro. Ad ogni modo, io non mi arrendo, la mia ricerca e sperimentazione continua per me e per l’arte in generale.

Quali sono i prossimi progetti in cantiere?

In questo momento sto perfezionando alcune tecniche ti pittura per arricchire e ampliare alcuni concetti già sviluppati. Domani venerdì 9 giugno espongo presso la Corte di San Pietro Hotel, in via Bruno Buozzi, in occasione dell’evento organizzato dall’Onyx Jazz Club matera: Gezziamoci con Matera Diffusa: Tra Musica e Pittura. 

Francesca Lorusso per Materainside

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