APRIRSI AD UN NUOVO SIGNIFICATO: L’Arte di Antonio Calabrese.- Le pagine delle emozioni #7

APRIRSI AD UN NUOVO SIGNIFICATO: L’Arte di Antonio Calabrese.- Le pagine delle emozioni #7

Volevo emozioni. Nient’altro. Il fine ultimo dei racconti di cui ho deciso di farmi intermediario sta tutto lì, nella voglia di emozionarmi. Ho cercato allora ragazze e ragazzi che hanno scelto di opporre al distacco emotivo dei nostri tempi il calore della propria arte. Ogni volta mi sono ritrovato con fiumi di appunti, frasi scritte in rosso, immagini suggestive. Ogni parola era importante, ogni passaggio imprescindibile. Trovare un punto di partenza, decidere arbitrariamente da dove cominciare è sempre difficile. Mi sono preso il compito di filtrare e riportare emozioni altrui. Non credo di esserci riuscito al meglio, ma ci ho provato…

Tali riflessioni non sono l’inizio di un addio, bensì il risultato personale della chiacchierata che ho avuto con Antonio.

“C’è un concetto e lo voglio esprimere. Esprimerlo in maniera innovativa. Scrivere solo perché devo no. Posso trascorrere tre, quattro o cinque mesi senza scrivere. Non ne sento il dovere. È questo tipo di mercato che non condivido. Cioè essere per forza promotori della propria poesia. Ci sono tanti ragazzi che credono di avere talento, e poi muoiono lì. Se rimane nel tempo [la poesia] vuol dire che è una cosa che ha creato un contatto.  Come i grandi album musicali. Capita che al primo ascolto vorresti buttarli via, invece dopo vent’anni capisci il talento.”

Antonio mi ha risposto in questo modo quando gli ho chiesto ‘perché hai deciso di entrare in ambito editoriale?’. Dalle sue parole ho capito di aver commesso un errore. Ho fatto ciò che non si dovrebbe mai fare quando si intervista qualcuno per apprendere qualcosa: ho posto la domanda sbagliata.

Fortunatamente Antonio è riuscito, forse inconsapevolmente, a ricondurmi lungo il perimetro corretto. Quando si parla di poesia infatti bisogna prescindere le forme in cui essa si manifesta. In altri termini, un sonetto scritto su un foglio di pergamena non ha meno rilevanza di un sonetto scritto col gessetto su una lavagna. Ciò che davvero conta, ciò che dona alla poesia la forza dirompente che le consente di abbattere ogni ostacolo e sopravvivere al tempo, agli uomini e al progresso, è la capacità di farsi carico di un messaggio universale.

“Aprirsi al significato di ciò che ci vuole dire e di lì aprirsi al mondo. Entrare in empatia con le parole per entrare in empatia con gli altri. Ciò che non riusciamo a capire, un nostro quesito, ce lo può risolvere una lettura. Apprende e comprendere per aprirsi ad un nuovo modo di porsi con gli altri.”

Ecco come in tre righe Antonio ha dato la definizione più chiara ed efficace di cosa sia la poesia. Da solo non sarei riuscito mai e poi mai a fare di meglio. Mi spiega inoltre che essa nasce da una necessità intima e personale, ma si tramuta subito in un messaggio rivolto a chiunque abbia necessità, o curiosità, di ascoltarlo: “Scrivo per me, per trasmettere qualcosa affinché il sentimento possa essere riconosciuto da qualcun altro. Sperando non sia una medicina, ma solamente una visione omogenea di ciò che si può provare.”

Volevamo un futuro da cannibali

il culo sicuro nel ventre materno,

ci ritroviamo a bere birra in piazze

di simpatici ubriaconi sconosciuti.

Le nostre tristi emozioni

a marcire nelle grandi città.

[estratto di POTREI POSARE TUTTE LE LACRIME, Dirimpett alla jravìn]

La poesia di Antonio nasce dal mutamento, ossia dalla necessità di cercare un luogo o una realtà d’appartenenza e allo stesso tempo di aprirsi a qualcosa di nuovo. Perlomeno è questa l’idea personale che ho maturato leggendo la sua opera: Gatti morti lungo il ciglio della strada.

“All’inizio c’è la voglia di spaccare tutto e poi l’euforia va scemando perché ti senti un qualsiasi altro e quando ritorni sei come tutti. Non hai un sapere più grande di un artigiano o un panettiere che ha abitato sempre qui a Matera. “

“Il titolo è la transizione… da palese a Matera. È un’immagine che mi ha sempre turbato. È una metafora, ma anche una cosa concreta. È tutto nel riconoscere e vedere una peculiarità. Non so se ci sia un senso…”

Una suggestione in altre parole. Dopotutto non esiste altro modo per comprendere realmente cosa significhi creare poesia, se non quello di lasciarsi travolgere dalle suggestioni.

Saverio Carlucci per Matera Inside

Biografia autore:
Antonio Calabrese nasce a Matera l’1 marzo 1992. Dal 2011 vive a Genova, città a cui sente di appartenere tanto quanto a quella natale. Nel 2014 si è laureato in Educazione Professionale presso l’Università degli Studi di Genova e oggi lavora come Educatore presso un Centro Riabilitativo Residenziali per disabilità psicofisiche. È al suo secondo lavoro. L’eco del torrente in fiamme, è stata la sua prima raccolta di poesie pubblicata nel 2013 (HabanerO Edizioni).
Ama osservare silenziosamente il mondo e fissare ciò che ne coglie nei versi delle sue poesie.

FALENA (da A tô de Zena)
Sbatterò la testa sulle vostre abitudini.

Piangerò lacrime amare per le vostre convinzioni.

Anzi, l’ho già fatto.

E come una falena

su una provinciale deserta,

continuerò a scontrare il mio viso

contro i vostri parabrezza.

Non credo servirà a qualcosa.

Non basterà.

Ma nell’impatto spererò

Di aver lasciato almeno una

delle mie impronte.

Il testo Gatti morti lungo il ciglio della strada è disponibile presso la Libreria dell’Arco.

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