Vi racconto una foto: il fotografo Luca Centola

Vi racconto una foto: il fotografo Luca Centola

Bentornati cari lettori per un nuovo appuntamento con Materpedia! Ormai l’estate ha preso ritmo e il caldo non ci da tregua. Molti di voi sono già in vacanza, non mancano infatti foto di paesaggi incantevoli, di tramonti in riva al mare e di costumi coloratissimi! Foto,foto e ancora foto! Basta uno scatto per comunicare! Ed oggi infatti anche noi vogliamo parlare di fotografia e lo facciamo con il fotografo materano Luca Centola, classe 1974. Dopo aver conseguito una laurea in beni culturali ed aver conseguito un master di secondo livello in conservazione del patrimonio industriale, Luca scopre per caso la propensione e la passione per la fotografia, diventando in seguito la sua vita.

Come “nasce” il fotografo Luca?

“Avevo circa vent’anni ed ero in Abruzzo, precisamente a L’Aquila da alcuni amici. Durante un festival di performance teatrali un mio amico mi chiede di scattare alcune foto, fornendomi tutte le direttive necessarie. Prima di quel momento posso affermare che non avevo mai scattato foto del genere, ma da quel momento in poi posso altrettanto dire che non ho mai più lasciato la macchina fotografica.

Il mio è stato un percorso sostanzialmente da autodidatta, infatti è stato anche grazie ai miei studi inerenti la conservazione dei patrimoni industriali che ho potuto sviluppare il mio “io” fotografo: per me lo scatto è infatti l’ultimo step di uno studio meticoloso e di ricerca inerente il soggetto/oggetto dello scatto. Grazie al mio percorso di studi e al mio interesse circa i patrimoni industriali ho infatti realizzato lavori che raccontassero la storia e il percorso di questi fabbricati. Questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione con l’Università di Padova e l’AIPAI ( Associazione Italiana Patrimoni Architettonici Industriali). Due anni fa ho realizzato la mia prima esposizione personale intitolata Appunti Post Apocalittici, in collaborazione con la  SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA BASILICATA di Palazzo Lanfranchi, in cui ho presentato attraverso i miei scatti un viaggio di ricerca sul paesaggio lucano e l’archeologia industriale. Successivamente la mostra ha interessato Policoro, Milano, in occasione del salone del Mobile e ancora durante il Milano photofestival, presso la galleria “ Arte ed espressione” , per terminare lo scorso 24 luglio a Carona ( Lugano) in occasione del festival Carona Immagina, in cui ho presentato gli scatti realizzati secondo l’antichissima tecnica del platinum palladium, risalente al 1830, che meglio evidenzia il punto massimo di espressione del bianco e nero.

In contemporanea sono stato impegnato con altre collaborazioni, in particolare quella con Materelettrica, uno spinoff del Conservatorio Duni di Matera, con cui in occasione della commemorazione del 2 agosto a Bologna in Piazza Maggiore e successivamente a Taranto presso il castello Aragonese, ho realizzato video musicali.”

Ogni artista vive un personale rapporto con la propria arte, qual è il tuo?

“La fotografia per me non è sempre sintomo di scatto naturale, inteso come spontaneo e semplice da realizzare. Quando realizzo i miei lavori, infatti, questi rappresentano il momento conclusivo di un viaggio personale realizzato attraverso la ricerca e lo studio. In quest’ultimo periodo questo mio lavoro di ricerca e studio mi sta portando ad abbandonare il metodo digitale, favorendo quello analogico. La differenza è data dall’attenzione che il metodo analogico richiede per poter realizzare lo scatto, definendo in modo superbo i dettagli del soggetto scelto.

Inoltre il rapporto che nasce con il proprio strumento di lavoro, in questo caso la macchina fotografica, non è sempre e solo personale: sono indispensabili le collaborazioni, come quella con Simona Spinella e altresì collaborazioni che supportino la realizzazione di progetti personali.

Nell’epoca dei social, oggi tutto è fotografia, qual’è il tuo pensiero in merito?

Ritengo che in un’epoca di immagine e dell’immagine, in cui solo in pochi si cimentano nella scrittura, la fotografia possa rappresentare un nuovo, se così si può dire, mezzo di comunicazione, purché resti sempre dignitosa e non autoreferenziale.”

Il successo che la nostra città sta vivendo grazie alla nomina di capitale della cultura interessa anche il mondo della fotografia?

“Anche per la fotografia si sta mostrando più attenzione, a Matera siamo in molti a “professare” questa passione e ad avere il privilegio che sia anche ragione di vita, però ritengo che l’attenzione riservata a quest’arte debba volgersi più che a noi fotografi del luogo a tutti i professionisti che la nostra città potrebbe ospitare, garantendo un percorso accompagnato di studio e crescita professionale che possa ampliare le nostre conoscenze.”

Hai altri progetti in cantiere?

“Sto lavorando per realizzare altri lavori inerenti le tematiche del rapporto tra il vecchio e il nuovo nelle architetture e ad un progetto che possa raccontare attraverso i volti degli uomini/operai la storia dell’industria.”

Francesca Lorusso per MateraInside

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