Saluta i parenti

Saluta i parenti

Un dovere civico e morale, un obbligo imprescindibile, un onere non delegabile, una responsabilità incombente, una necessità improrogabile, da buon fuori-sede DEVI (e si prega di prestare attenzione al carattere in BOLD MAIUSCOLO) SALUTARE I PARENTI, e non che “sia un’andata o un ritorno”, come canta Cremonini, DEVI farlo sia all’andata che al ritorno.

Che la tua sia una piccola ciurma o una grande brigata, nella quale devi considerare anche i “compari” e non solo i diretti consanguinei, far tappa di casa in casa per salutare tutti è un itinerario che metterà a dura prova il tuo tempo e non da meno il tuo stomaco. Tra caffè che non potrai rifiutare e dolci che guarda caso saranno stati appena sfornati, sarà difficile capire se avrai più zuccheri nel sangue o più sangue negli zuccheri.

Questo “rito” fa di certo parte di tutto un iter da rispettare come un cadetto quando torni a casa, dopo mesi e mesi lontano, da fuori-sede. Che appunto “torni a CASA”, ma effettivamente la tua di casa non la vedrai praticamente mai. E la nullafacenza che avevi programmato nei minimi dettagli? Un’utopia bella e buona. I tuoi giorni da trottola impazzita inizieranno non appena varcherai il confine Puglia-Basilicata, o magari anche prima, quando sul treno o sul Marino di turno inizierai a ricevere telefonate, perché a mo’ di domino tutti i parenti avranno saputo del tuo arrivo.

Un bell’onere a cui rispondere, un ritorno che non è mai un riposo, ma senza ombra di dubbio una sensazione di casa che ti abbraccerà prima ancora di esserci davvero. Che le nostre famiglione  fatte di zii veri e acquisiti, amici che sono praticamente fratelli, cugini di sangue o di vita, saranno anche pretenziose di mille saluti e baci, che il tempo non sarà mai abbastanza, ma saranno quegli abbracci che ti porterai dentro ovunque andrai.

Michela Barbone per Matera Inside

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