Rioni Sassi all’inizio del XX sec.

Rioni Sassi all’inizio del XX sec.

Il “ruolo” dei rioni Sassi all’inizio del XX secolo era quello di contenere le masse meno abbienti.

Tra il 1902 e il 1915, la città sul piano andava via via sviluppando la zona borghese, attraverso la creazione di via Roma che andava a rettificare la viuzza parallela all’ex monastero dell’Annunziata e che aveva il compito di condurre alla base della collina della Macamarda, dove in seguito vi sarà costruita la stazione ferroviaria e la dotazione della pubblica illuminazione ad energia elettrica.

Nei Sassi, invece, grazie alla legge speciale del 1904 per la Regione Basilicata, vennero interrati i Grabiglioni, vere e proprie fogne a cielo aperto con le attuali strade di Via D’Addozio e Via Bruno Buozzi. Ovviamente, le azioni intraprese non riuscirono a risolvere minimamente le condizioni di vita della gente che popolava i Sassi; come denunciato molte volte dai meridionalisti attivi come il Nitti, molto spesso le persone che vivevano nelle case grotta dei quartieri storici di Matera erano costrette a condividere ambienti di 2 o 3 vani anche con i propri animali. Queste abitazioni, non disponevano di pavimentazione, ma erano caratterizzate da una sconnessa concimaia e le pareti erano ricavate dalla roccia stessa, non presentando alcuna stuccatura, e per tale ragione risultavano essere umidissime. Data la conformazione delle case (ad imbuto), la luce era molto scarsa e proveniente solo dalla porta d’ingresso principale. Come molte zone del Meridione dell’epoca, Matera era una città latifondista, dove la classe dei proprietari terrieri era del tutto indifferente e per così dire ” abituata” a vedere simili spettacoli inumani: questo non fece altro che acuire e incrementare il rancore e il divario tra i due ceti sociali.

A causa della profonda povertà dei contadini, non era possibile migliore le loro condizioni, magari cambiando città o addirittura continente.

Materainside.

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