UNA RICERCA D’AMORE: L’Arte di Antonio Esposito.- Le pagine delle emozioni #4

UNA RICERCA D’AMORE: L’Arte di Antonio Esposito.- Le pagine delle emozioni #4

“Sarà che dentro di noi c’è un qualche Sé essenziale che sentiamo il bisogno di mettere in parole?”

Preparavo uno degli ultimi esami universitari quando mi sono imbattuto per la prima volta in questa domanda. Mi ritrovai, dopo averla letta, a vivere un momento di spaesamento. Uno di quei momenti che ti costringe a posare la matita, interrompere lo studio, togliere gli occhiali e pensarci un po’ su. La domanda è stata formulata da Jerome Bruner nel testo La fabbrica delle storie. Proprio da questo testo è nata la prima scintilla che, a distanza di tempo, ha innescato in me la voglia di raccontare. Bruner è, volendo fare uno sforzo di fantasia forse un po’ arrogante, l’ispiratore della rubrica Le pagine delle emozioni.

Ascoltare la storia di Antonio Esposito ha significato per me, in maniera del tutto inaspettata, ritrovarmi a pensare ancora una volta a quella domanda. Trascrivere le sue parole, nel momento stesso in cui le pronunciava, è stato infatti estremamente semplice.  Parole chiare, precise, messe in fila secondo una logica impeccabile e soprattutto coinvolgente. Ho ascoltato Antonio in rispettoso silenzio, interrompendolo pochissime volte, totalmente affascinato dalla passione e dall’emotività che fluiva insieme al suo racconto. Alla fine  ciò che avevo tra le mani non erano appunti di un’intervista, bensì un storia bell’e pronta. Un copione pronto per essere rappresentato. Perché ? Probabilmente perché Antonio sa comunicare benissimo, perché è un ottimo “cantastorie” (come si è autodefinito). Ma anche perché,   forse, quella storia era stata già scritta, già raccontata. In maniera verosimilmente personale, intima. Ed è stato lui infatti ad avermi detto di aver passato molto tempo ad interrogarsi, a cercare risposte e immaginare risposte vuol dire costruire una storia. Costruire la propria storia vuol dire cercare il “Sé essenziale”. Ecco perché ho scelto di riportare alcune delle frasi di Antonio durante la nostra chiacchierata. Soltanto quelle, senza domande. Tuttavia quanto leggerete è il frutto di ulteriore analisi da parte di Antonio; un’analisi che ha  superato i limiti del racconto orale ed è stata implementata e ricostruita ‘nero su bianco’ dalla sua stessa mano.

“Sin da piccolino mi affascinava qualsiasi  cosa emettesse un suono…un campanellino, una posata su un bicchiere, un  elastico, persino un pacco di legumi! Fino a quando nella vetrina di un negozio scorsi un piccolo pianino a giocattolo! Ricordo di averlo desiderato con tutto me stesso. Da li in poi  nessuno ha potuto più staccarmi da quel  pianino, presto, nonostante le sue minuscole dimensioni,  riuscii  a tirare fuori delle piccole melodie, che magari avevo ascoltato poco prima in TV.”

“Per me la musica è linguaggio, confronto, è scambio di emozioni, amore ed energia. Un mezzo per arrivare all’anima e al cuore dell’ascoltatore attraverso l’empatia che va ad instaurarsi, assolutamente tutto ciò che è più lontano dalla competizione, dal “conflitto” e dalle rivalità. Vedo la musica(e la mia vita) come un percorso di conoscenza personale e del mondo, una strada che possa portare alla conquista della pace e della serenità interiore, la ricchezza e la virtù più grande a cui ogni uomo può aspirare.”

“La mia non è mai stata una vita facile, sicuramente è diversa dalle altre. Col tempo ho conosciuto le fragilità che sono nascoste nella mia anima e che credevo di non avere, non per presunzione, ma perché il ritenermi “forte e invincibile” (e trasformare ciò in consapevolezza) era l’unico modo per chiudere gli occhi, prender un bel respiro e riuscire a  scalare la montagna. Non che non sia stato un ragazzo forte, anzi, ma forse ero più coraggioso che forte, ed essere coraggiosi non vuol dire necessariamente essere forti. Essere forti è avere piena conoscenza e padronanza di sé, delle proprie emozioni, sensazioni e azioni. Poi quando cresci tante consapevolezze costruite forse su castelli di sabbia iniziano a crollare e ti accorgi che eroi non si è, ma lo si può diventare. E per diventarlo dovevo necessariamente fare qualche passo indietro e guardare negli occhi quelle paure e quelle insicurezze che avevo nascosto sotto il tappeto. Sicuramente oggi sono una persona che ha bisogno di una pacca sulla spalla in più e sentire costantemente che la gente che mi vuole bene c’è e mi sta vicino. La musica c’è sempre stata, con le sue braccia forti, a prendermi sempre prima che cadessi a terra.”

“Ho conosciuto spesso le cadute. Quelle intime, personali. Volevo e dovevo capirne il motivo, da dove esse nascevano. Ho ripreso la vecchia abitudine che avevo sin da bambino:  scrivere interi fogli, mettermi a nudo, confessarmi davanti a me stesso, leggermi dentro con la sincerità e il coraggio di guardarmi negli occhi senza paura, controllando l’istinto di “nascondere” ciò che non volevo vedere. Trovare delle risposte veritiere. E’ da questo piccolo passo che una fragilità può trasformarsi in punto di forza. Scrivere e allo stesso tempo suonare, lasciarmi andare fra testi e note, come uno spirito libero e coinvolto dalle mie stesse emozioni, mi ha aiutato molto. Non a caso da qui sono nate le prime canzoni, dove ci ho messo tutte le emozioni incomunicabili a parole.”

“Ho un gap con la vita o la vita ha un gap con me. Ci sono dei conti non ancora saldati.”

“Scrivere e ricercare, introspezione ed esposizione, sono costanti della mia vita e della mia musica. Me, la mia vita, la mia musica, non sono ancora “quadri compiuti”, tutto è ancora in pieno e continuo avvenimento. Domanda e risposta (o ricerca di una risposta), un altro elemento della mia musica. Cerco di colmare tanti piccoli buchi che per forze maggiori ho lasciato durante la strada. Le mie canzoni sono delle fotografie di vita, di me e del mondo, ma matrici iniziali, non prodotti finiti. Sono macerie, pezzi di puzzle ancora confusi, dai quali forse un giorno vedremo maestose città e…”quadri finiti” e in ogni caso mi sono ripromesso di non mentire… Una fotografia vera in fondo, non mente mai…”

“Tutto quello che faccio ha il fine di una ricerca di amore. In fondo nella mia vita ho sempre avuto bisogno di ondate d’amore.”

Saverio Carlucci per MateraInside.

(se vuoi raccontare la tua storia di artista scrivi a s.carlucci@materainside.it)

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