Chiese Rupestri: origini

Chiese Rupestri: origini

Con la fine dell’epoca classica, il cristianesimo divenne anche religione dell’Impero Romano per volere dell’Imperatore Costantino e, di conseguenza, iniziò a diffondersi in tutta Europa ed anche nelle regioni meridionali della penisola Italiana.

Intorno al secolo IV-V d.C. il territorio delle Murge cominciò a popolarsi anche di comunità monastiche, le quali si affiancarono alle persistenti comunità pastorali; la numerosa presenza di cavità naturali, certamente influenzò la scelta dei monaci su dove costruire i propri luoghi di culto. Infatti, era consuetudine già presente da tempi remoti, quella di ricavare spazi adibiti ad abitazioni o stalle scavando la tenera roccia per una questione sia di economicità, che di semplicità dei lavori. La presenza di strutture religiose di tipo ipogeo conferì a questo ambiente un carattere unico, presente nel resto del mondo in pochissimi altri luoghi, come ad esempio nella valle di Goreme in Cappadocia, nell’attuale Turchia. Parliamo di un ambiente aspro e selvaggio che ben si prestava alla vita ascetica di alcuni uomini devoti alla parola del Signore. In questo modo, l’altopiano murgico nel territorio materano si arricchì della presenza di cenobi, chiese, laure e asceteri caratterizzati da architetture e forme d’arte davvero peculiari. Infatti, non dimentichiamo che in questa zona nel periodo in esame, (siamo nell’alto medioevo), convissero due popolazioni molto differenti tra loro: i Longobardi, di origine germanica, e i Bizantini, di religione ortodossa, i quali produssero, mescolandosi, una sintesi perfetta dei due credo religiosi.

Il fenomeno del monachesimo andò via via tramontando verso la fine del XV secolo. Solamente nel XVII secolo varie grotte cenobio e chiese rupestri ritornarono a essere utilizzate secondo quella che era il loro tradizionale impiego, in massima parte ovili.

Materainside

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