OLTRE LA VOCE: L’Arte di Emanuele Schiavone. – Le pagine delle emozioni #1

OLTRE LA VOCE: L’Arte di Emanuele Schiavone. – Le pagine delle emozioni #1

Oltre la voce

Le storie che trasmettono più emozioni, come quella che sto per raccontare, cominciano sempre durante le notti di fine estate. I bicchieri vuoti scintillano sotto le luci tiepide del locale, i discorsi degli amici seduti accanto a me lentamente si abbassano di tono, perdono importanza, fino a divenire una sorta di sottofondo per la melodia che ha accompagnato tutta la serata. Cerco di seguirne l’andamento, le evoluzioni, i cambiamenti di ritmo e di intensità, ma ogni volta che mi sembra di averla afferrata mi sfugge. Passano i minuti e la musica non si ferma. Non si tratta più soltanto di note musicali, mi sento immerso in una tavolozza di colori in cui ogni tinta si mischia con l’altra e di tanto in tanto mi sembra addirittura di vedere la mano dell’artista che intinge il pennello e traccia un nuovo segno… sono parte del processo creativo. Sono parte della musica. Proprio io, che di musica non ne capisco nulla. Come è possibile? Osservo attentamente i ragazzi che stanno suonando. I lineamenti dei loro volti disegnano un’espressione che raramente ho visto. Sembrano appagati, soddisfatti, euforici… semplicemente: felici. Sono in quattro, una chitarra, una batteria, un contrabbasso, una voce…

“Senti  quello che c’è adesso alla radio? C’è una tromba e  quello che sta facendo è improvvisare. Il solista sta improvvisando. È questo ciò che distingue il jazz. Il solista esprime quello che sente dentro usando note che fanno parte dell’armonia però creando frasi, un discorso…suo.”

Sono trascorse alcune settimane ed ora mi trovo ad ascoltare ancora la stessa voce, quella di Emanuele. Sta tentando di spiegarmi cosa mi è successo ascoltando lui e gli altri ragazzi.  Le sue parole sono accompagnate proprio dalla musica di cui mi sta parlando, che risuona dolce e tranquilla dalla radio. È come se anche Lei, la musica, partecipasse al nostro discorso… per spiegarsi meglio, forse. Quel quartetto era stato capace di trasmettermi un’emozione nuova, che altrimenti non avrei potuto provare, o meglio, vivere. Ciò mi ha incuriosito.

<<Come si arriva a fare questo?>> chiedo ora ad Emanuele. Nel mio immaginario corrotto e poco avvezzo a questo tipo di arte la risposta più ovvia sarebbe stata:  -È un dono. –

Invece lui mi sorprende: “ Studio musica da quando ho nove anni. Sto per completare il primo ciclo di studi in conservatorio. Ho fatto  master, corsi di formazione, concorsi… tutto per confrontarmi con altri musicisti e cantanti.”

A questo punto penso che il ragazzo che ho di fronte è molto di più di una voce capace di emozionare, è un emblema. È evidente che la musica gli corre dentro le vene, condiziona i suoi gesti, le sue parole, è una componente indissolubile del suo essere. Eppure lui attribuisce tutto, o quasi, allo studio e all’impegno. Mi racconta della nascita del suo modo di fare musica come di un percorso. Un percorso lungo, tortuoso e mai concluso. Mi porta con sé lungo la traccia suoi ricordi, ricostruendo anche per me delle immagini per lui significative …

Mi fa sedere nell’ultima fila di una platea che si apre ai piedi di un palco. Ci troviamo in un comune della costa calabra, alle premiazioni del premio nazionale Mia Martini, un festival di musica pop leggera. Emanuele indica in direzione del palco. Oltre che accanto a me, nel suo ricordo, Emanuele è anche lì sopra. Sta ricevendo il premio come terzo classificato. Sento lo scroscio degli applausi, poi una piccola folla si raduna sotto il palco e vedo un uomo che gli si avvicina. Mi rivolgo a lui che mi siede accanto e gli chiedo chi sia. Si chiama Mario Rosini. Mi spiega che è a lui che deve il suo ingresso in conservatorio, ma soprattutto a lui deve l’ingresso nel mondo del Jazz.

“Una delle caratteristiche che distingue il Jazz è l’improvvisazione. Entrare a pieno nell’improvvisazione è stato davvero faticoso… entrarci bene intendo. Però il pop non l’ho abbandonato, anzi è tornato alla grande ad un certo punto.”

La musica dei ricordi di Emanuele continua a suonare e ci porta entrambi in un altro luogo. Non siamo più sulla costa, bensì nella campagna umbra.

“Durante il secondo anno di studi in conservatorio ho vinto una borsa di studio per il Centro Europeo di Toscolano, la scuola di Mogol, con altri trenta ragazzi lucani.  È stata un’esperienza che mi ha cambiato letteralmente… tre settimane in campagna. C’era solo musica e … musica.”

Passeggiamo su una stradina sterrata alle spalle dell’edificio in cui si tengono i corsi. Al posto del vento soffia leggera la melodia delle canzoni.

“ È da lì che è venuto fuori quello che sono adesso.”

<<Cosa sei adesso?>>

“ Sono solo un musicista che ne capisce un po’ di più…”

 

Mi spiega che per un po’ il pop è stata la sua strada. Stiamo per cambiare ancora luogo, ma a questo punto la traccia dei ricordi si interrompe e siamo di nuovo faccia a faccia. Emanuele mi guarda e colgo nel suo sguardo le tracce di una delusione. Probabilmente ho visto giusto. Mi racconta cosa è accaduto, ma alla fine di questa parentesi non mi mostra un ricordo, ma una conquista. Una conquista che porta con sé una lezione che voglio far mia:

Si viene fuori da ogni delusione più carichi di PASSIONE : “Quello che scrivo io è quello che sono, metto me stesso in quello che faccio, non può piacere a tutti. Il jazz non è di tendenza…”

Più carichi di  AMORE : “ è l’unica cosa che sono fare… i miei genitori mi hanno sempre supportato, non si sono mai opposti ai miei studi. Ci tengo un casino.. sono uno che non ha mai neanche provato a fumare una sigaretta. Perché ci tengono tanto.”

Più carichi di voglia di STUDIARE: “faccio quello che faccio. non so se chiamarlo mestiere… lo ritengo di più una terapia. Non ho mai pensato al lato finanziario, lo faccio per stare bene. Per il momento non lo faccio ancora.. voglio studiare.. c’è ancora da zappare…”

(in foto: Emanuele Schiavone- voce; Kevin Grieco- chitarra; Graziano pennetta- Batteria, Nicola Andrulli- contrabbasso)

per info. sul quartetto: emanueleschiavone11@gmail.com

Saverio Carlucci per Matera Inside

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