Il giardino di Betty

Il giardino di Betty

 

L’uomo, ci ricorda Aristotele nella sua Politica, è un animale sociale, poiché tende ad aggregarsi con gli altri individui e a costituirsi in società.

Secondo tale prospettiva, pertanto, l’uomo è per natura un essere relazionale e sociale. L’uomo è nel mondo e nasce per stare con l’altro. Un po’ come il bambino, che come ci ricorda Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, alla nascita non ricerca solo il nutrimento, ma anche protezione, serenità e calore affettivo, forniti dalla figura materna attraverso le sue capacità di sensibilità e responsività. L’uomo, pertanto, sin dalla più tenera età, ricerca l’amore e lo impara nella relazione di attaccamento con la madre, una relazione da cui, da neonato, cerca di ottenere e mantenere la vicinanza all’individuo preferito. Se ci pensiamo, lo stesso accade nel corso dello sviluppo: a qualsiasi età l’essere umano è spinto da una pulsione interna a ricercare qualcosa che è altro da sé, che è fuori dalla propria identità… un completamento. L’amore non è altro che questo, la ricerca di un nuovo attaccamento, di una nuova relazione… di una nuova base sicura.

Eppure… c’è qualcosa in più. L’amore, nella sperimentazione delle proprie esperienze, si può logorare, deviando da quella che è la sua vera natura. La data del 25 novembre, forse, ci ricorda un po’ questo… anche l’amore si può ammalare. Tale sentimento può tradursi in più forme nefaste ed esprimersi sotto forma di violenza fisica e psicologica. La società moderna è colma di situazioni di amori snaturati, che culminano negli atti più infelici. Ad oggi, quasi sette milioni di donne hanno subito una violenza fisica o psichica nel corso della propria vita e in Italia il numero dei femminicidi non è calato.

Per una donna maltrattata è difficile accorgersi del mondo che si costruisce attorno alla sua persona. La donna maltrattata non coglie la violenza nascosta dietro l’offesa, non è in grado di sentire il dolore dello schiaffo la prima volta, del calcio la seconda… delle botte la terza. La donna maltrattata è una donna innamorata, che non riconosce la vera natura dell’uomo che ha di fronte. Non bastano i lividi a ricordarle cosa accade. I lividi si coprono e poi si dimenticano. Dopo si ritorna nel mondo e si fa finta di nulla. Le parole rimangono dentro, si bloccano. Tutto si chiude al sicuro nella cassaforte della propria mente. Nessuno deve sapere. Troppo difficile dar voce a qualcosa che, prima di non poter essere tradotto in parola, non può essere riconosciuto e accettato. Pertanto, diventa sempre più difficile uscire da un meccanismo di dipendenza e violenza, sempre più difficile fare a meno di un sentimento che si è convinti essere amore. Secondo la donna, il proprio uomo ama, dopo tutto. Ritorna sempre. Chiede scusa, anche se poi ricomincia tutto da capo…

Eppure… esistono altre forme di violenza, come quella che nasce negli istanti, quella che si nasconde dietro l’eternità di alcuni minuti. La violenza di un uomo che decide di fare sua una donna che non lo è, perché il corpo ha in sé il desiderio dell’altro, la perversa volontà di un’appartenenza sporca.

Mi viene in mente Betty. Nel mondo ce ne sono state tante.

Betty è una ragazza semplice, una studentessa al primo anno di università, che passeggia per le vie di Bologna; un’adolescente al confine con la giovane adultità, come lo siamo state anche noi. Vorrei oggi raccontarvi la sua storia…

Clicca qui per scoprire il racconto.

Questa è per tutte le donne, per tutte le Betty.

Marinunzia Fanelli per Materainside

Loading Facebook Comments ...