Il mestiere del narratore di verità: Tiziana D’Oppido ci invita ad un viaggio nel suo romanzo

Il mestiere del narratore di verità: Tiziana D’Oppido ci invita ad un viaggio nel suo romanzo

“Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. Il tempo cambia, la società resta e Orwell con queste parole ci aveva visto lungo. Tutti i giorni sentiamo parlare di verità e di bugie e di bugie dette a fin di bene. Chi di noi non ha mai detto una bugia? Quante volte chiediamo la verità? Ma infondo cos’è la bugia e cos’è la verità? Tutti almeno una volta ci siamo posti questo interrogativo e prima di noi abbiamo un’ampia esperienza filosofica in campo. In realtà la società da sempre ha un disperato bisogno di verità, che dovrebbe essere valorizzata perché è uno dei pochi principi che accomuna. È qualcosa di cui l’umanità ha bisogno per mantenere l’ordine e il rispetto reciproco. In quest’ottica la scrittrice Tiziana D’Oppido ci invita ad un viaggio introspettivo con il narratore di verità, affrontando argomenti di grande attualità attraverso un ritmo esilarante e un linguaggio nuovo. Un romanzo semplicemente meraviglioso, una ricerca accurata nelle parole spingono ad una lettura da svolgere tutta
d’un fiato!

Tiziana D’Oppido ha studiato presso l’École d’Interprètes Internationaux di Mons-Hainaut, Belgio e si è laureata presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste. È stata una delle prime ricercatrici italiane di tecnologia CAT e ha lavorato per molti anni come Assistente d’Alta Direzione e Direttrice del Commercio Estero. Collabora con case editrici e Festival letterari ed è ideatrice e organizzatrice di eventi culturali. Con le sue opere ha vinto diversi premi nazionali per l’originalità di trama e stile. Vive fra Matera, Roma e Trieste.

Ci racconti qualcosa sulla tua formazione?
“Ho avuto una formazione scolastica prettamente linguistica: ho frequentato il Liceo Linguistico ad Altamura, poi all’Università ho scelto la Facoltà per Interpreti e Traduttori, prima all’École d’Interprètes Internationaux di Mons, in Belgio e poi da lì mi sono trasferita alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste. Non è stata una scelta facile, però. Sono stata tentata più volte di iscrivermi a Medicina. Oltre alla creatività e alla passione per le lingue e la letteratura, ho infatti sempre avuto un animo scientifico e razionale e una grande curiosità verso l’informatica, la matematica, la biologia, la medicina… quanto amo la medicina! Non è un caso che, per gli esami complementari all’Università, io abbia scelto di frequentare corsi di medicina né che sia la mia tesina sia la mia tesi vertano su argomenti scientifici: terapia medica e chirurgica nella malattia da reflusso gastroesofageo e trattamenti farmacologici Pfizer su alcune malattie animali. In qualche modo sono riuscita a incastrare questi studi con gli strumenti di CAT – Computer-Aided Translation, programmi di traduzione assistita da computer come SDL Trados, Déjà Vu, Star Transit, che cominciavano a diffondersi in quegli anni e di cui studiavo lo sviluppo del software in una società di traduzione di Bologna. Adoravo interfacciarmi coi programmi di allineamento e concordanza di segmenti sorgente e tradotti, con glossari e tipologie testuali, con le memorie in miglioramento. Quindi, vedi, mi ero inventata un modo originale per coniugare alcune delle mie passioni: le lingue, l’informatica e la medicina. Ho poi tentato commistioni insolite pure successivamente, nel lavoro, nella vita, anche nel romanzo, se ci fai caso. La vita è multiforme e sorprendente, l’idea di riprodurre alcune delle sue sfaccettature mi piace molto.”

Come sei arrivata alla scrittura?
“Ho sempre scritto, dacché ne ho memoria. Scrivevo creativo fin da bambina e da ragazza, molto. Pensavo di aver perso traccia dei miei scritti extrascolastici infantili e adolescenziali, invece ho ritrovato recentemente una ventina di quaderni di appunti e diari giovanili e due romanzi scritti all’età di 9 e 10 anni: uno di avventura, l’altro di fantascienza. Mi fanno tenerezza: la trama è completa e sono curati anche la copertina, il titolo, la quarta con la biografia. C’è persino il prezzo scritto a penna. Conservo quei due quaderni con affetto perché la dicono lunga sulla mia passione per la scrittura. Inoltre ho scritto e tradotto tecnico ininterrottamente da quando avevo sedici anni a oggi. Nei nove anni vissuti a Roma ho rallentato molto la scrittura creativa perché il lavoro assorbiva tutto il mio tempo e le mie energie, anzi, credevo di essermi buttata alle spalle la voglia di scrivere, di creare, a favore di una scelta di vita e di lavoro più convenzionali e sicuri. Mi illudevo: se hai un’anima artistica, puoi sforzarti di soffocarla quanto vuoi ma sotto la cenere continuerà a scoppiettare. E in quegli anni è successo un evento imprevisto che è equivalso a soffiare sulle braci: uno dei miei capi, un uomo burbero e dalla cultura immensa, ha iniziato a regalarmi romanzi e dvd di film. Continuamente, abbondantemente. Io non so quanto lui fosse consapevole di quel che stava re-innescando in me con quei doni né ho mai capito perché lo facesse, ma gliene sarò sempre riconoscente. Tornata a vivere a Matera, mi sentivo scoppiare di creatività. Mi sono buttata a capofitto sui racconti, che sono poi stati pubblicati in varie antologie. E poi ho scritto il romanzo che sarebbe diventato “Il narratore di verità”.”

Il narratore di verità: chi è e il rapporto con la nostra società, un viaggio che passa dalla satira sociale alla tematica ambientale, al rapporto familiare.

“Il narratore di verità è il protagonista del mio romanzo, che si chiama Lucio e svolge questo mestiere – con brevetto depositato – che si è inventato lui. Lucio combatte le bugie da decenni, non le sopporta a tal punto da avere delle reazioni psicosomatiche e di riempirsi di arrossamenti e sfoghi sulla pelle quando ne sente pronunciare una. Lui non mente mai, nella professione e nella vita privata, e quest’approccio radicale gli deriva da vicende tormentose legate al suo passato. Ora, cosa succede quando una persona che fa il narratore di verità si ritrova catapultata nel suo piccolo paese della Val Brodima in cui maldicenze e false verità sono all’ordine del giorno, richiamato con urgenza da suo padre col quale ha interrotto i rapporti vent’anni prima? Succede che il suo desiderio di intervenire per ripulire la società dalle bugie diventa insopprimibile e porta a esiti imprevedibili. È appunto ciò che capita a Lucio nel romanzo e quel che sembrava una piccola bugia di suo padre si rivelerà essere solo la punta di un iceberg costituito da dozzine di menzogne, inganni, falsità, pettegolezzi, equivoci e segreti talmente grandi e scottanti da mettere in pericolo non solo il suo paese ma l’intera vallata. Rapporti familiari sfilacciati, quindi, e satira sociale, sì, trattati con molta ironia. Volutamente ho deciso di scrivere di tematiche serie con una penna ironica, per far riflettere senza indugiare nelle sofferenze altrui, ma strappando una risata o un sorriso, a volte a denti stretti. Del resto, tra verità e menzogna c’è sempre meno equilibrio. Questa è l’epoca delle fake news, siamo soffocati da un groviglio di informazioni false, ingannevoli o manipolate allo scopo di disinformare. Proprio oggi Trump ha decretato il New York Times vincitore delle fake news 2017 contro di lui, davanti a Abc, Time e ad altre autorevoli testate. Ma gli dobbiamo credere? Quanto mi piacerebbe ingaggiare il narratore di verità su questa vicenda! Infine la tematica ambientale: attualissima, con qualche stoccata neppure troppo celata a chi da decenni intossica e avvelena senza scrupoli il territorio lucano: acque, terreni e aria. Ma a volte la critica ambientale è più velata e qui a Materainside ne parlo per la prima volta: nel mio romanzo la natura risponde come un vero e proprio personaggio agli interventi dell’uomo, attraverso la proliferazione di specie animali e vegetali invasive, la cui proliferazione s’intende legata alla corruzione del territorio per mano umana. E ne descrivo le reazioni attraverso, per esempio, l’onnipresenza dei volatili come cattivo presagio: gazze ladre, barbagianni, storni… Provate a leggere il romanzo attraverso questa chiave di lettura. Vedrete quante specie invasive ho inserito e come reagiscono alle scriteriate scelte dell’uomo.”

Una lettura ma anche un viaggio introspettivo?

“Assolutamente sì, un viaggio introspettivo che auspico e che è stimolato anche dalle vicende dei miei personaggi, che nel corso della storia devono compiere delle scelte, maturare attraverso le gioie e i dolori che troveranno sul loro percorso di vita. Sfide e ostacoli attendono tutti i personaggi, soprattutto i due protagonisti, Lucio e Sara, che abbandonano nidi sicuri per ricercare se stessi e i loro talenti. Per farlo ho adoperato simboli ispirati alla più grande epopea di tutti i tempi, l’Odissea. Per svolgere il suo lavoro, Lucio vive di viaggi spericolati, di incontri incantatori e di continue sperimentazioni attraverso le quali cerca di trovare il suo vero “io”. Sara è più stanziale, compone per anni un puzzle di 23.000 tasselli, a mo’ di tela di Penelope. I lunghi periodi passati sul puzzle coincidono con riflessioni sulla sua vita, sui suoi desideri e sul suo futuro. E con la risoluzione di uno dei misteri del libro, di cui però non spoileremo nulla!.”

Scrivere e descrivere, un racconto che ti avvolge, ti prende e ti porta con sé, ma non manca l’attenzione al vocabolario. Una ricerca oculata e specificatamente indirizzata quella delle parole?

“Sì, è voluta ed è stata una ricerca lunga, faticosa ma anche autorigenerante. È una tecnica che deriva dal mio mestiere di traduttrice nel quale devo muovermi entro schemi stretti, tendenti alla frase e alla parola più consona per rendere in italiano il concetto espresso nella lingua di partenza. Come scrittrice ho la libertà di decidere io i concetti da esprimere, ma fino a un certo punto, perché m’incaponisco sull’elaborazione anche per giorni interi, finché non sono soddisfatta del risultato. Inoltre amo molto la lingua italiana, ricchissima, coloratissima. Ce la invidiano tutti, eppure viene spesso banalizzata e svilita nel parlato, sui social, in alcune reti tv e organi di carta stampata. E allora per il romanzo ho voluto rispolverare termini precisi e a volte poco utilizzati per dare all’italiano un po’ di vivacità e di slancio. Ci sono voluti un pizzico di incoscienza creativa e parecchio coraggio perché considera che con questa scelta ardita ho prestato il fianco a critiche e discussioni di chi ama la scrittura piana e rassicurante. I lettori stanno apprezzando, mi scrivono in tanti, spesso citando proprio la particolarità della scrittura. Dopo tanta fatica, è molto bello ricevere questi riscontri. Del resto il processo di scrittura creativa è in continua evoluzione e sicuramente il mio stile muterà nei miei prossimi scritti, ma non so ancora verso quale direzione. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.”

Francesca Lorusso per Matera Inside

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