“Matinate”: il ritorno alle tradizioni tra banchetti e canti popolari

“Matinate”: il ritorno alle tradizioni tra banchetti e canti popolari

La fine delle festività natalizie coincide con l’inizio di un periodo gioioso e festante, Il carnevale (“‘U’ cuar’n’vèl“), che entra nel vivo il giorno 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate; per questo motivo in passato i materani usavano esclamare: “A Sant’Antunj moschijr i sun“, che tradotto vuol dire “Con (l’arrivo di) Sant’Antonio, maschere e suoni“. Per tutto il carnevale, nei Sassi erano frequenti piccole feste e balli; le famiglie più fortunate erano solite uccidere un maiale (in dialetto “‘U purch“), simbolo di ricchezza ed abbondanza. Di questo animale, infatti, non si butta niente, ogni sua parte veniva (e viene ancora oggi) utilizzata per preparare le specialità più varie, alcune tipiche proprio di questo periodo dell’anno. L’estrema povertà che attanagliava i Sassi ed i suoi abitanti spingeva molte famiglie a convivere all’interno di piccole ed umide abitazioni con gli animali. Il rituale dell’uccisione e della lavorazione delle varie parti del maiale durava diversi giorni, questa operazione richiedeva infatti molto impegno, oltre che tempo. Di solito l’uccisione dell’animale avveniva al calare della sera, quando i contadini erano di ritorno dalle campagne. Successivamente si dava inizio ad una festa: si cenava, si beveva vino e si cantava, accompagnati da orchestrine improvvisate che intonavano canti dialettali tipici del periodo; canzoni che suscitavano allegria ed aiutavano a nascondere, seppur per pochi attimi, i problemi legati alla miseria ed alle dure condizioni di vita. Molto spesso le famiglie dei vicinati vivevano questi momenti come una festa comune, ricambiandosi vicendevolmente l’invito e la partecipazione. Spesso nelle case dove avveniva l’uccisione del maiale andavano in scena le cosidette “Matinate” (in dialetto “‘U matnèt“), piccole feste che amici e parenti improvvisavano come scusa per mangiare i prodotti derivati da questa pratica, prodotti come ad esempio i salumi. Senza dir niente ai diretti interessati, gli organizzatori delle “Matinate” si presentavano in comitiva a casa dei “festeggiati” intonando canti tipici della tradizione materana e suonando strumenti come la “Cupa cupa” (strumento composto da un recipiente, di solito in terracotta, con un foro centrale nel quale passa una canna appoggiata con una membrata), la fisarmonica (“La irjanett“), la chitarra (“La catorr“), il mandolino (“‘U mandlljn“) ed il tamburello (“‘U tambrrjdd“). Brindisi a volontà, rime improvvisate e canzoni si protraevano per tutta la serata e infondevano allegria in tutto il vicinato. La famiglia, sorpresa dall’improvvisa “Matinata”, lasciava entrare in casa tutti i presenti ed offriva loro del buon vino ed i prodotti derivati dall’uccisione del maiale. Dato il ripetersi di questa simpatica usanza, le famiglie che aspettavano le “Matinate” si mantenevano in allerta, iniziavano quindi i preparativi per non rimanere del tutto sorpresi e non sfigurare al cospetto di amici, parenti e del vicinato. Il nome “Matinata” deriva proprio dalla festa che spesso si protraeva fino alle prime luci del mattino. Era tangibile l’atmosfera festosa che si diffondeva nei Sassi nel freddo inverno materano; non era difficile imbattersi in allegri concertini di tarantella (“Tarantell“), quadriglia (“Quadruglij“) e pizzica (“Puzzch puzzch“); il clima festoso coinvolgeva giovani ed anziani di interi vicinati. Per i più grandi le “Matinate” erano una occasione per ritrovare amici e parenti e per allentare il peso dei problemi quotidiani; per i ragazzi più giovani, invece, queste feste rappresentavano l’occasione per portare la serenata (“La s’rnèt“) alle ragazze, e quindi per strappare una promessa di fidanzamento o di matrimonio.

Quest’anno l’obiettivo è di riproporre nella futura Capitale europea della cultura 2019 un carnevale in grande stile che possa coinvolgere la città, attirare visite in un periodo turistico di bassa stagione e render la città anche una vetrina per la rete dei Carnevali lucani. Matera quest’anno ha deciso di ritornare a celebrare il carnevale, a partite dal 17 gennaio, con la tradizione sui generis de le “Matinate” che negli anni ’80 e ’90 ha riportato in vita i sassi e che oggi si trasforma nel carnevale di tutti: Matera propone ai suoi figli di ritornare a festeggiare con gioia e entusiasmo il carnevale a base di ospitalità per tutti i turisti che la popolano quotidianamente.

A cura di Stefania Lamacchia per Matera Inside.

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