Matera tra XVIII° e XIX° secolo

Matera tra XVIII° e XIX° secolo

Verso la fine del XVIII sec. Matera raggiunse l’ultimo stadio di sviluppo della città antica. La costruzione di fabbricati e chiese barocche sul piano e le triangolazioni visive tra i vari elementi principali della città avevano segnato l’anima della città. Una città “concentrata”, tra Civita e rione Sassi che aveva come limite superiore la corona formata dai fabbricati del Piano.

Successivamente un problema cominciò a farsi strada: il sovraffollamento, che portò al deterioramento delle condizioni economiche e sociali del ceto formato soprattutto da braccianti agricoli subalterni che, in quel periodo, cominciarono a insediarsi nei rioni Sassi. Si assistette così a due tipi di espansione costruttiva dei Sassi: una modalità ordinata e rispettabile e un’ altra decisamente caotica che deteriorò presto le condizioni edilizie dei rioni Sassi e che, infine, distrusse ciò che di interessante, a livello urbano, si era creato fino a questo periodo. Sempre a causa del sovraffollamento dei rioni, in questo periodo, le Chiese Rupestri cominciarono ad essere sconsacrate e utilizzate per usi abitativi o come depositi delle antiche con l’intento di trasferire altari e paramenti sacri verso le chiese del Piano. Vennero meno, pertanto, quelle strutture che una volta costituirono un tessuto connettivo attorno a cenobi, casali e villaggi per la formazione dei rioni al di fuori della Civita. Il secolo XIX si aprì a Matera, come in molte altre parti del Regno di Napoli, sotto il vento di cambiamento portato dalla rivoluzione Napoletana del 1799.

Anche a Matera si costituì una municipalità repubblicana retta dal ceto borghese in ascesa e si piantò l’albero della libertà nella piazza Maggiore. Simbolo di libertà e di fine del vecchio sistema feudale, l’albero significò per i contadini una distribuzione più equa delle risorse del territorio con il ripristino dei demani pubblici. Ovviamente la classe nobile ed ecclesiastica fu restia a cedere i propri possedimenti; ciò permise al cardinale Ruffo di entrare nella città di Matera al fine restaurare e riconsegnare la città nelle mani dei Borbone. Nel 1806 si instaurarono nel Regno i francesi che con Giuseppe Bonaparte ridisegnarono le leggi di assegnazione delle terre del demanio, spartendole tra nobiltà, clero e borghesia terriera. Questa divisione “latifondista” portò alla disgregazione dell’economia dei ceti meno abbienti, legata in larga parte anche a quanto ricavato dai piccoli appezzamenti terrieri di proprietà o da attività legate ai lavori agricoli legati a terreni di terzi. Fino agli inizi dell’800 la maggior parte del patrimonio terriero era concentrato nelle mani del clero, di conseguenza, fu garantito un certo equilibrio e una determinata stabilità economica per le classi più umili grazie anche all’azione di alcuni vescovi come il vescovo Antonio Di Macco. Il XIX secolo fu un periodo di notevoli contraddizioni sociali che esplosero in diversi episodi rivoltosi per l’eliminazione del latifondo.

ENGLISH VERISION

During the end of the XVIII century the township of Matera reached the last phase of its urban development. The new construction of buildings and baroque churches on the Piano area and the new visual triangulations among the most famous buildings of the town gave a new soul the town; Matera became more “centered” between the Civita and the Sassi areas whose upper limit was the crown of building of the Piano district.

However, gradually, a problem started to rise: the overcrowding, which led to a decline of the economical and social conditions of the farm hands that started to populate the Sassi during this period. Little by little, due to the overcrowding, the town witnessed a two speed urban development: The first orderly, the latter chaotic that started to deteriorate the building located in the Sassi. Many rocky churches became deconsecrated and utilized as dwellings or as deposits for the new churches built in the Piano area. In other words, the old connective tissue that characterized the Sassi was destroyed. Furthermore the new XIX century brought in all the Kingdom of Naples the wind of change of the revolution. In 1799, the neapolitan revolutio spread the democracy also in the town of Matera that established a republican municipality; the municipality was supported by the bourgeoisie that erected the tree of freedom in the main square of the town. The tree of freedom was the symbol of equal rights among the social classes and it have been perceived by the farm hands as the symbol of a equal redistribution of the land. However, nobles and the clergymen didn’t accept the revolution and they didn’t want to loose their lands. For this reason, helped by the Cardinal Ruffo, they organized a repression which restored the Borbone family to the throne of the Kingdom of Neaples. In 1806 the french conquered the Kingdom by the hand of Joseph Bonaparte. The french established new legislation that divided the lands belonged to the public property among the clergy, the noble and the bourgeoisie. The poorer people suffered this new situation and their condition slightly worsen. This social situation remained unchanged for long time and few actions where taken to improve things by the hand of some bishops like Antonio di Macco.

 

Materainside

Si ringrazia per la fonte storica: “Matera Storia di una città” Lorenzo Rota ed.Giannatelli

Loading Facebook Comments ...