Mai più vittima – verso la giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

Mai più vittima – verso la giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne

Siamo impotenti. Incapaci di capire il mondo, ma prima ancora, incapaci di capire noi stessi.

Le dinamiche della società sono in continua evoluzione, restare al passo diventa sempre più difficile. Quando poi ci si trova faccia a faccia con le proprie difficoltà, la via d’uscita appare una sola: la Violenza.

Potremmo definire la violenza come una risposta drastica e  fuori dagli schemi,  che provoca sconcerto e disorientamento, quindi paura.

La violenza è insita nella natura umana  e sempre, allorché ci si sente spacciati, viene fuori. Verso la fine dell’Ottocento il sociologo  Èmile Durkheim compì uno studio sul suicidio, individuandone la causa in una serie di “spinte invisibili” proveniente dall’ambiente esterno e a cui difficilmente si riesce a resistere: crisi economiche, emarginazione sociale, perdita della dignità. (Escludiamo da questo discorso i casi strettamente riconducibili alla patologia, per i quali andrebbe fatta un’analisi di tutt’altro genere.)

Nel caso del suicidio la risposta drastica si ripercuote, almeno sul piano fisico, esclusivamente su chi la compie. Tuttavia le stesse motivazioni, le stesse “spinte”, in una gran quantità di casi portano al manifestarsi di atti violenti rivolti verso altre persone. I destinatari risultano inevitabilmente essere i soggetti che si dimostrano “innocui” e incapaci di tener testa alla forza di chi li attacca e qui il discorso si sposta su un piano meramente fisico.

Le cronache degli ultimi anni hanno fatto emergere con chiarezza che questo tipo di violenza è perpetrata, prevalentemente dagli uomini, su una categoria ben precisa: le donne. Le donne che stanno loro accanto nella vita di tutti i giorni e condividono ansie e frustrazioni; le donne che tornano a casa sole ; le donne che rifiutano attenzioni particolari…

Oggi questo fenomeno, nella sua gravità più estrema, ha preso consistenza con il nome di Femminicidio. Il  termine è entrato nelle nostre vite prepotentemente, anch’esso con una sorta di violenza, delineando un problema in forte aumento.

Intervenire preventivamente su chi compie la violenza è estremamente difficile, poiché quest’ultima potrebbe manifestarsi all’improvviso o peggio essere tenuta nascosta per molto tempo. È invece più semplice, forse chissà più efficace, intervenire su chi la violenza la subisce, sia sul piano psicologico e morale che sul piano fisico.

Anche la comunità materana si è attivata in questo senso. Dal 21 al 29 Novembre la FIKBMS (federazione italiana kickboxing Muay Thai Savate Shoot Boxe) nell’ambito dell’iniziativa “Colpita, affondato!” ha dato la possibilità alla donne di seguire gratuitamente dei corsi di difesa personale (l’elenco delle palestre aderenti è disponibile sul sito della federazione). Una preparazione del genere può rivelarsi fondamentale. Infatti il maestro materano  Biagio Tralli, Direttore Tecnico della nazionale Italiana di Full Contact, ci spiega che:

“ sport da combattimento come la Kickboxing possono essere decisivi nella lotta a questa grande piaga sociale in continuo aumento. Di certo in palestra non si intende trasformare le donne in supereroi, ma insegnare loro poche tecniche che permettano di evitare molestie e aggressioni, difendendosi o semplicemente fuggendo. In sostanza si insegna a gestire l’adrenalina prodotta in circostanze del genere ed a controllare la paura nel migliore dei modi. Inoltre, aspetto non di secondo piano, discipline come la kickboxing influiscono molto sull’accrescimento dell’autostima.  Possono dunque aiutare le donne e le ragazze a trovare il coraggio di denunciare i propri aguzzini che giorno dopo giorno le privano della libertà. In molti casi poi il maestro diventa un vero e proprio confessore, un secondo padre, a cui gli allievi confidano i loro disagi e le loro sventure.”

Pensare che la violenza non toccherà mai noi stessi, le nostre mogli, madri o figlie è un errore esattamente come lo è tentare di minimizzare “piccoli” atti di violenza. Anche uno schiaffo, una pacca sul sedere, un’esclamazione volgare possono ferire irrimediabilmente. Risolvere del tutto una questione del genere è molto difficile, questo è innegabile. Tuttavia, acquisendo maggiore consapevolezza di sé e sviluppando un forte senso di comunità, è possibile ottenere grandi risultati perché nessuno si senta più vittima.

Saverio Carlucci per MateraInside

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