Ad ognuno il suo lavoro: intervista doppia a Valerio e Ruben

Ad ognuno il suo lavoro: intervista doppia a Valerio e Ruben

Benvenuti al nuovo appuntamento con Materpedia, oggi vi presentiamo due prospettive diverse inerenti il mondo dell’arte, ricollegandoci all’ultimo evento che Materainside ha pensato per voi lo scorso venerdi presso la Fondazione Sassi. Il nostro proposito è infatti quello di parlarvi di due lavori differenti che confluiscono nella realizzazione di un unico progetto: la mostra d’arte. È ormai argomento di tutti i giorni quello della mancanza del lavoro specie nel modo dei giovani, il mercato richiede forte competitività, figure professionali nuove e in continua evoluzione. Cresce la difficoltà di farsi assumere e i tempi di occupazione sono sempre più stretti. Ciò che resta come sentimento comune nella nuova generazione è il desiderio di costruire una propria “impresa” che però resta sempre più una chimera. Noi abbiamo incontrato chi della propria passione e del proprio desiderio ne ha fatto ragione di lavoro e di vita: vi presentiamo Valerio Vitale curatore di mostre d’arte presso la Fondazione Sassi e Ruben Patella, artista.

Valerio Vitale è uno storico e critico d’arte contemporanea. Si è laureato in Storia dell’arte presso l’Università della Calabria nel 2016. Trasferitosi a Matera per approfondire i suoi studi, ha intrapreso la carriera da curatore che lo ha portato alla realizzazione della mostra collettiva Luoghi per Sottrazione e della mostra personale Elisioni di Ruben Patella. 

Valerio parlaci del tuo lavoro?

“Il mio lavoro consiste nel conoscere e intrattenere relazioni con artisti e realtà artistiche attive nel panorama italiano ed estero al fine di divulgare quelli che sono i nuovi canali comunicativi artistici. “

Cosa significa curare una mostra? 

“Curare una mostra è l’ultimo step di un lungo lavoro di indagine e conoscenza di un artista e lo studio dei suoi lavori che ne consegue. Nel caso di una mostra personale, come può essere il lavoro svolto da me per Elisioni, il mio lavoro è stato quello di studiare e fare una cernita delle opere che più di altre andassero a rappresentare il lavoro di Ruben Patella, e che quindi fornissero allo spettatore un’analisi su un percorso svolto dall’artista. Nel caso di una mostra collettiva, quale può essere Luoghi per sottrazione, svoltasi presso la Fondazione Sassi dal 27 luglio al 15 settembre scorso, il mio lavoro è stato quello di far dialogare le diverse opere dei diversi artisti in modo da creare un giusto equilibrio tra il tema trattato e il contenitore espositivo che andava a ospitare i lavori”

Quanto è difficile scegliere l’artista o il tema della mostra? Come avviene la scelta? 

“Più che difficile, è un compito impegnativo. Nel senso che, non sempre è facile far arrivare le diverse sensazioni che può suscitare un tema o il lavoro di un artista al pubblico specifico che si presenta nello specifico luogo espositivo. Nel caso della Fondazione Sassi, la risposta è sempre stata estremamente positiva, e fortunatamente i vari lavori da me curati hanno sempre riscosso un notevole interesse da parte del pubblico. La scelta dell’artista avviene attraverso un studio del suo background lavorativo, ma soprattutto mediante lo studio della poetica e del modo di elaborazione del pensiero che quest’ultimo individualmente porta avanti. Nel momento in cui tutto questo è compatibile con il mio modo di lavorare, si passa in un primo momento alla proposta del progetto all’artista, e se la risposta è positiva si passa alla scelta dei lavori da portare in mostra, o da creare appositamente per l’esposizione. Successivamente si passa alla stesura dei testi critici per il catalogo, alla scelta delle grafiche per la locandina e del colophon. Il lavoro più arduo e che sottrae maggior tempo è l’allestimento, che consiste nel posizionare le opere di modo da creare un giusto percorso che coinvolga lo spettatore e faccia si che la sua visita sia parte attiva all’interno della mostra. In quest’ultima fase un ruolo cruciale è giocato dallo stesso artista. “

Ruben Patella è un artista e scenografo italiano. Si è laureato in Scenografia e Arti Visive presso l’accademia di belle arti di Bari nel 2013. Ha partecipato a diverse collettive nel circuito artistico pugliese. Quella presso la Fondazione Sassi, a Matera, è la sua prima mostra personale che raccoglie tre grandi serie di sue opere e diverse istallazioni. 

Quando nasce la tua passione?

“Il primo ricordo che ho a riguardo è legato alla mia docente di Storia dell’arte del liceo. Grazie a lei mi sono cimentato nella realizzazione di un dettaglio del dipinto “Lucania ’61” di Carlo Levi. Ricreare il dettaglio di quell’opera mi ha dato un’emozione che non ha eguali, al punto da spingermi ad approfondire in un primo momento la pittura su cavalletto, e successivamente approfondire diverse tecniche pittoriche, che mi hanno portato a fare lavori di pittura quali i Buchi Neri.”

Qual è il filo conduttore delle tue opere?

“La memoria, sotto diverse sfaccettature. Dalla memoria personale, alla memoria collettiva; dal semplice ricordo all’oblio di quest’ultimo; dall’affermazione del proprio io attraverso un gesto istintivo, al chiedermi se mediante la mia arte in un futuro qualcuno avrà memoria di me. Ma in fin dei conti perchè noi artisti facciamo arte se non per diventare immortali?”

Dopo la tua prima mostra quali sono state le tue sensazioni/emozioni?

“E’ difficile spiegarlo a parole. come si può descrivere la sensazione che si prova vedendo una persona che si commuove guardando un proprio lavoro, che non è solo del colore su una tela, un intervento concettuale su una fotografia, o un mucchio di macerie, ma bensì frutto di anni di ricerca, studio e perchè no, anche sacrificio per dare libero sfogo a quello che si ha dentro? “

Ragazzi, adesso mi rivolgo ad entrambi e secondo voi quando un lavoro è veramente utile a sé e agli altri? 

V: “Un lavoro è veramente utile nel momento in cui crea degli interrogativi alle persone e fa si che anche solo un minimo dubbio si innesti in essi.”

R:” Diventa utile nel momento in cui riesco a trasferire su un’opera un concetto del tutto personale e a renderlo universale e facilmente percepibile da parte di un pubblico che effettivamente non conosce la tua storia personale.” 

Quali sono i criteri per scegliere un lavoro?

V e R: “Concordiamo nello scegliere un lavoro che si distacchi dalla soggettività e che riesca a diventare universale. Nel momento in cui un a persona si pone anche solo una domanda riguardo al nostro lavoro (artistico o curatoriale) sappiamo di aver colpito nel segno.”

Cosa significa seguire il proprio desiderio quando non è pienamente soddisfatto dalla condizione di lavoro? Si può accettare un lavoro che non piace? 

V: “Per mia fortuna, questo non è mai successo.” 

R:” Ho deciso in maniera autonoma di non dedicarmi a lavori su commissione, ma di sviluppare un mio pensiero. In questo modo ho la possibilità di sperimentare e di non fare cose che effettivamente non mi rappresentano. “

Come instaurare un rapporto positivo con il proprio lavoro? 

V e R: “Nasce spontaneo. “

R: “Non si basa solo al guadagno, ma la mattina ci si sveglia felici di fare quello che ci fa star bene.”

V: “Avere il supporto della famiglia e anche lavorare in un ambiente sereno, sempre tenendo presente quella che è la propria passione, fa si che il tutto non sia un peso, ma un piacere. “

Che cosa è più importante tenere conto nei primi anni di lavoro?

R: “Per quanto riguarda il mio lavoro nei primi tempi ho dovuto studiare tanto, per crearmi un’opinione, successivamente ho dovuto studiare per comprendere come riuscire a comunicare in maniera efficiente quella stessa opinione.”

V: “Come ha detto Ruben la base di partenza è lo studio e il continuo aggiornamento nel visitare mostre e conoscere nuovi artisti, ma soprattutto avere sempre un panorama ampio sulle ultime tendenze inerenti le arti visive. La conoscenza resta comunque la base di partenza, per quanto mi riguarda. ” 

Francesca Lorusso per Materainside

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