L’arte a tutto tondo di Vittorino Curci

L’arte a tutto tondo di Vittorino Curci

E’ tempo di una nuova conoscenza con Materpedia.
Ci occupiamo di arte e lo facciamo a tutto tondo. In occasione dell’innaugurazione della mostra che si terrà domenica 17 dicembre 2017 alle ore 19,30, presso la sede della Momart Gallery di Matera in piazza Madonna dell’Idris, intitolata “Drawing badly in the right way” abbiamo intervistato per voi l’artista Vittorino Curci.

Vittorino Curci vive a Noci dove è nato nel 1952. È poeta, musicista e pittore. La sua formazione artistica si sviluppa negli anni Settanta all’Accademia di Belle Arti di Roma, città in cui espone i suoi primi lavori di arte concettuale alla Galleria Jartrokor diretta da Sergio Lombardo. Nel ‘79 viene inserito nell’8a Antologia Ipersperimentale Geiger, a cura di Adriano Spatola, e successivamente inizia a collaborare con la rivista TamTam e partecipa a diverse iniziative promosse dallo stesso Spatola in Italia e all’estero.
A cominciare dalla seconda metà degli anni Ottanta dà corso a una lunga serie di collaborazioni con musicisti jazz d’avanguardia. In questo periodo realizza numerose performance di forte impatto teatrale in cui utilizza oggetti scenici, attori, musiche originali e scenografie d’avanspettacolo (con forti reminiscenze delle serate futuriste). Nel ’94 è tra i fondatori a Reggio Emilia del Gruppo di poesia sonora Baobab.
Attualmente, pur dedicandosi molto a una scrittura di ricerca con forti ascendenze surrealiste, a livello performativo ama esibirsi in più discreti reading poetici – nei quali esegue anche partiture sonore – insieme con piccole formazioni musicali oppure, in completa solitudine, accompagnandosi con un sassofono.
Nel 1999 ha vinto il Premio Montale per la sezione “Inediti”. Sue poesie sono apparse su Nuovi Argomenti.
In campo musicale è presente in circa 50 album, ha fondato e diretto l’Europa Jazz Festival di Noci (1989- 2000), ha promosso gli incontri e le sedute di improvvisazione del collettivo A Bao A Qu (1996-1999), ha
collaborato con numerosi musicisti italiani e stranieri tra cui Carlo Actis Dato, Conny Bauer, Peter Brotzmann, Eugenio Colombo, Charles Gayle, Peter Kowald, Sergej Kuryokhin, Steve Lacy, Joelle Leandre, Gianni Lenoci, Marcello Magliocchi, Sabir Mateen, Pino Minafra, Louis Moholo, Maggie Nicols, Maresuke Okamoto, Roberto Ottaviano, Sakis Papadimitriou, Evan Parker, William Parker, Ernst Petrowsky, Ernst Reijseger, Antonello Salis, Mario Schiano, Gunther Sommer, Keith Tippett e Bruno Tommaso.

Personaggi stilizzati che popolano quadretti dai colori vivaci su sfondi monocromi che si integrano con cose, animali che fissano situazioni ordinarie dal risvolto farsesco, a tratti onirico. A completamento dei dipinti vi sono inserzioni di scritte che seguendo la medesima dialettica delle immagini passano dallo slang dell’inglese all’ idioma dialettale, attraversando ponti di parole licenziose per approdare a riferimenti di cronaca e più profonde annotazioni di carattere esistenziale. Disegnare male, “drawing badly” e indicare il giusto modo di agire “in the right way”, come indica il titolo della mostra sottolinea l’ottica dell’autore di voler sovvertire regole e schemi precostituiti dell’arte e del messaggio che ogni artista vuole lasciare. Il registro su cui opera è infatti connotato da leggerezza e autoironia cosciente propria di un artista dall’intelligenza versatile. I suoi dipinti e disegni tratteggiati su piccole superfici di tela o di carta anche d’imballaggio, con cornicette di varie fogge e stili ben si inseriscono in un contesto artistico popular, che raccoglie e mescola il fumetto d’autore con l’ arte naif disegnando un percorcorso erudito che attraversa la storia dell’arte contemporanea con estrema fluidità ed immediatezza.
Dire che sia possibile inquadrare il lavoro di Vittorino Curci in uno schema preciso o in una tendenza è dire poco, in quanto la sua poliedricità permette di rendere un risultato artistico a 360° perchè connotato dalla mescolanza di espressioni visive, riferimenti e ambiti linguistici, musica resi in un abbraccio unico e personalissimo di mix stilistico capace di rivolgersi a tanti portandoli ad una dilettevole riflessione.
Dietro il gusto per il paradosso e il grottesco apparentemente caotico, si cela il messaggio critico agli schemi e alle convenzioni che gli artisti adottano per esprimere i propri messaggi.

Essere creativi non è per tutti, ma esserlo a 360° ancora meno. La Sua poliedricità La vede in contesti che spaziano dalla scrittura-poesia, alla pittura per finire alla musica. Quanto è difficile conciliare tutte le Sue manifestazioni creative? Dove queste trovano un punto di incontro?

“Il mio interesse per l’arte risale all’ infanzia. Sono stato sempre attratto dai grandi artisti, a cominciare dai pittori del Rinascimento e dagli Impressionisti. Via via, crescendo, ho scoperto il fascino degli altri linguaggi artistici: la scrittura, la musica, il cinema. Oggi mi considero essenzialmente un poeta, ma in me la poesia vive in stretto contatto con le altre discipline artistiche. Ho la sensazione che l’origine, il mistero, del processo creativo sia lo stesso per tutte le arti e abbia a che fare con la ricerca di qualcosa che sia vero e vitale.”
Dove nascono le Sue ispirazioni, ci sono discrepanze o analogie nei diversi metodi e momenti?

“L’ispirazione può nascere da qualsiasi esperienza della vita: mentre si cammina per strada, si guarda una partita di calcio, si legge un libro. L’importante è coglierla, essere attenti a quello che succede, non lasciarsi sfuggire l’occasione. Ma l’ispirazione è soltanto la scintilla, il resto è soltanto lavoro, idee, intuizioni, tentativi, piccolissime soddisfazioni e molti, molti fallimenti.”

Domenica 17 dicembre presso la Momart gallery di Matera si inaugura la mostra “Drawing badly in the right way”: qual è il processo che lega figure stilizzate, colori vivaci, inglesismi e linguaggio licenzioso fino ad arrivare e toccare riferimenti di carattere esistenziale?

“Questi miei lavori vanno a cercare nella mia infanzia, nel bambino che è in noi (sempreché sia ancora vivo). Il disegnare male, cui rimanda il titolo della mostra, è una sfida alla nostra sensibilità, una provocazione che può farci comprendere qualcosa di vero. Qualcosa che abbiamo conosciuto e non ricordiamo più. La seconda parte del titolo invece, dietro un’apparente contraddizione, rimanda a ciò che è giusto per un artista. E mi viene subito in mente Antonioni per il quale ogni movimento della macchina da presa aveva un fondamento morale.”
Il titolo della mostra stando alla letterale traduzione sottolinea un ponte di collegamento tra il disegno venuto male e l’agire: qual è il Suo personale messaggio per la società?

“L’arte non manda messaggi. Dice semplicemente che è. Che è qui accanto a noi, una cosa vera in mezzo a tante altre cose vere. Dice anche che la ragione non è tutto, che la ratio è anche una razione, una parte del tutto.”
In un mondo che cerca sempre più la tecnologia e le esperienze virtuali, in cui tutto corrisponde ad un preciso prototipo o rientra in uno schema quale risultato di calcoli scientifici. Lei con la Sua ecletticità, nel mescolare varie forme di arte, sembra sospeso come un funambolo tra due momenti: leggerezza e divertimento, introspezione e criticità. Sono frutto di una strategia precisa o di esperienze in qualche modo formative?

“Sono una cosa e l’altra. Le esperienze che mi hanno formato mi portano oggi ad adottare strategie che sono soltanto mie. Il passato è una grande ricchezza da cui si può sempre attingere ma non bisogna mai dimenticare che ciò che è stato fatto è irripetibile edf è stato ben fatto. Noi dobbiamo vivere il nostro tempo fino in fondo, fino a trovare nuovi confini per le nostre conoscenze e per la nostra sensibilità.”

*fonte immagine allagata al link: web.

Francesca Lorusso per Matera Inside

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