L’Anima del Campione. – Racconto dello Stage di Sport e Solidarietà svoltosi ad Irsina il 7 Aprile 2018

L’Anima del Campione. – Racconto dello Stage di Sport e Solidarietà svoltosi ad Irsina il 7 Aprile 2018

 

  • Racconto dello Stage di Sport e Solidarietà svoltosi ad Irsina il 7 Aprile 2018

<<Ho combattuto il mio primo incontro a diciotto anni, da maggiorenne… In quel match mi sono rotto entrambi gli incisivi. Non avevo i soldi per ricostruirli ed ho trascorso tutta l’estate successiva dentro casa. Volevo smettere, poi il mio maestro mi ha assicurato che con un paradenti su misura avrei potuto aggirare il problema. >>

I ragazzi intorno a lui ascoltano concentrati, con il respiro affannato per l’allenamento appena concluso, ancora i guantoni alle mani. Gli sguardi di tutti sono attenti, vivaci, curiosi. Il desiderio di apprendere il più possibile è vivo e riempie l’aria di una strana elettricità. È quasi tangibile.

Chi sta parlando? E perché cominciare il racconto proprio da questo punto?

Prima di rispondere è meglio fornire qualche coordinata in più:

Sette Aprile 2018. Ad Irsina si sta svolgendo l’evento “Sport e Solidarietà” organizzato da Enzo Di Pasquale, addestratore del nucleo speciale SOS antiterrorismo dell’arma dei carabinieri, esperto di caratura internazionale di autodifesa, nonché vincitore del premio Benemerenza Sportiva CONI nel 2016. L’evento è inserito nell’ambito del Memorial dedicato a Vaglia Diamante Ileana Francesca, mamma di quest’ultimo. Parte del ricavato è stato destinato all’OASI DEL SORRISO DI MATERA, associazione che svolge Clown terapia negli ospedali, cercando di portare il sorriso dove sorridere è sempre complicato. Enzo Di Pasquale spiega con queste parole:

“Ho subito la perdita di mamma a dicembre, ha vissuto per un bel po’ di tempo in ospedale a Matera. Vedevo queste persone nelle varie stanze e reparti dell’ospedale, portare agli infermi un sorriso. Da lì nasce l’idea di abbinare la solidarietà ad uno stage ad Irsina, paese dove mia madre ha trascorso gli ultimi anni…”

L’evento, patrocinato dal CONI Basilicata e dal Comune di Irsina, è stato sostenuto da diverse palestre dei paesi limitrofi di Basilicata e Puglia ed ha visto il coinvolgimento di campioni di vari sport da contatto: Krav Maga, MMA, Kickboxing, Pugilato. Tra questi anche i Maestri Castellano, Albano, Trafficante, Tralli (quest’ultimo non presente fisicamente poiché impegnato in una competizione in Francia).

“I valori tramandati dallo sport sono valori fondamentali, questa amministrazione intende promuovere la pratica sportiva sia come crescita personale che sociale. L’evento è importante perché è in grado di dare visibilità ad un comune piccolo come il nostro. Questa è stata senza dubbio un’occasione importante data dagli ospiti illustri che avremo qui ad Irsina. Siamo orgogliosi che venga a farci visita un campione del mondo di pugilato…” Così ha commentato l’assessore allo Sport del comune di Irsina Giuseppe Candela.

Per rispondere alle domande in apertura è opportuno, a questo punto, ripartire da una considerazione di Enzo Di Pasquale:

“Noi cerchiamo di correggere il pensiero distorto che si ha degli sport da combattimento. A fine round o a fine match ci si abbraccia e questo non succede in altri sport, dove invece spesso accade il pandemonio. Ultimamente l’idea è distorta, lontana dalla realtà. Lo sport unisce sempre e non divide mai.”

Questo l’obiettivo dell’evento, nonché il filo conduttore che ci permette di tornare al racconto…

A parlare ai ragazzi è Giovanni De Carolis. I suoi alti meriti sportivi permetterebbero di introdurlo e presentarlo in maniera pomposa, quale campione mondiale WBA nel 2016, quarto italiano ad aver vinto questa cintura nella categoria supermedi. Eppure questa risulterebbe un’immagine non alla sua altezza. Infatti, non è l’aver vinto una cintura  a renderlo un campione davanti a chi lo ascolta, bensì gli insegnamenti, l’umiltà e la saggezza che trasudano da ogni sua parola.

Giovanni, raccontando del suo primo match, è alla fine del lungo racconto che ha accompagnato tutte le fasi della sua lezione di pugilato. Perché allora ho voluto cominciare proprio da lì?

In quella frase, credo, sia racchiuso tutto il senso del pugilato, tutti i suoi valori, la sua essenza. Un lettore superficiale e poco attento potrebbe pensare: “La solita violenza. Chi glielo fa fare?” Il mondo del pugilato però, e di tutti gli sport da contatto, non è un mondo superficiale. Segue delle regole e delle logiche complesse, talvolta, è vero, difficili da comprendere. Esattamente come fa la vita di ognuno dopotutto. Quando si indossano un paio di guantoni non si impara soltanto a colpire. Si impara a rispettare il proprio maestro, a riconoscere i propri limiti, ad essere umili in ogni momento… in sostanza si impara a vivere. Una volta saliti su un ring, o semplicemente entrati in palestra, non esistono più nemici, soltanto avversari. Solo grazie a questi ultimi si può conoscere realmente se stessi.

<<In uno dei primi match, quasi agli esordi, fuori dall’Italia, ho combattuto contro un pugile di cui non sapevo quasi nulla. I suoi colpi furono di una potenza che non avevo ancora provato. Allora ho pensato: se questo è pugilato io che ho fatto fin’ora? Da quel giorno mi sono ripromesso di studiare a fondo ogni avversario. Più lo osservo più capisco i miei punti forti e i suoi punti deboli.>>

Non è odio quello che porta a combattere, tutt’altro. È la voglia di scoprire se stessi, di riconoscere i propri limiti e di migliorarsi, di dare sempre il meglio di sé. Dov’è la violenza in tutto ciò? Probabilmente è solo negli stereotipi a cui, soprattutto in Italia, siamo soliti ricorrere quando dobbiamo giudicare qualcosa che non conosciamo bene. Anche nelle scuole questi sport sono percepiti, e di conseguenza comunicati, in maniera distorta. Si insegnano pregiudizi.

<< Si ha ancora l’idea del pugile alla Rocky, un po’ scemo e rintronato. In Italia inoltre, a differenza di altri paesi, manca una struttura organizzata, che si occupi seriamente di preparazione e tutela degli atleti, fisica ed economica. Abbiamo ragazzi d’elité in Italia, ma siamo indietro di quasi cinquant’anni. Per avere continuità, nel mondo professionistico, si è costretti ad andare fuori ad affrontare campioni stranieri contro i quali si parte sempre svantaggiati. In Germania molti mi consideravano una sorta di morto che camminava. >>

Un grande maestro di pugilato Mimmo Brillantino, da poco scomparso, era solito ripetere che “La boxe [e, aggiungo io, tutti gli sport da combattimento e le arti marziali] non è violenza, ti insegna ad aggredire i problemi.” Questi concetti sono gli stessi che esprime Giovanni parlando con i ragazzi. La vita, come il pugilato, può farti male, spezzarti i denti, ma è anche capace di insegnarti a reagire, ad affrontare il fallimento e trovare sempre la strada per essere, alla fine, vincitore. Così mi ha congedato Giovanni De Carolis e così mi congedo anch’io. Mai saprei trovare parole migliori:

“La mia attuale compagna, madre dei miei figli, mi regalò una collanina con scritto credendo vides, vuol dire: per vedere bisogna credere. Ma veramente, il tipo di strada che ho fatto non era da raccomandato, non era scritto cioè da nessuna parte che dovessi diventare quello che sono diventato. Anzi, molti mi dicevano che non ce l’avrei mai fatta. Oltre alla costanza, ci sono state tante porte chiuse in faccia, a livello di possibilità economiche e di tranquillità. Lavoravo come tutti gli altri, studiavo, andavo a fare il pugilato… qualcuno mi diceva ‘lascia stare il pugilato, cercati un lavoro, almeno fai qualcosa’. Io credo che ognuno nella sua strada, che sia sport, lavoro, qualsiasi ambizione, non deve ascoltare il parere degli altri, ma sentire quello che ha in petto. La forza la trovi nelle tue motivazioni e non è questione di avere un carattere forte, ma di sapere quello che vuoi fare. Dobbiamo stare attenti a non ascoltare chi vuole buttarci giù. Io spesso guardo le storie delle persone più importati nel passato. Nel mio sport, ad esempio, Muhammad Alì uno dei più grandi pugili non soltanto sul ring, ma per quello che ha fatto fuori… non andò in vietnam perché, diceva, nessun vietnamita mi ha mai dato del negro. I suoi principi gli sono costati il titolo mondiale, la galera, ma non ha mai mollato perché credeva nei suoi pensieri. Oggi ci ricordiamo di lui come un grande uomo, ma in quel momento nessuno gli dava una pacca sulla spalla. Di esempi è pieno il mondo… i ragazzi, specie qui al sud, se vedono tante porte chiuse non devono cercare giustificazioni, ma credere che quello che stanno facendo è importante e l’unico modo che hanno di cambiare la propria vita è investire tutto sulla propria testa, sul proprio corpo e sul proprio cuore… Se veramente credono in qualcosa indubbiamente la ottengono.”

N.B. Le espressioni di De Carolis riportate tra parentesi uncinate (<< ;>>) non sono trascrizioni letterali, come invece lo sono quelle virgolettate (“;”), bensì la mia sintesi di discorsi molto più ampi e articolati pronunciati durante tutto lo stage da De Carolis.

Saverio Carlucci per Matera Inside.

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APPROFONDIMENTO: Krav Maga, uno strumento di consapevolezza per la difesa personale, spiegato da Enzo Di Pasquale.

Il Krav Maga è poco conosciuto in Italia per due motivi. Non ha risonanza a livello mediatico come gli alti sport e nasce in un contesto dove c’è guerra. Nasce negli anni 40 in Israele poiché c’era la necessità di sviluppare una disciplina che permettesse ai soldati di difendersi nel più breve tempo possibile ed in modo efficace e risolutivo. In israeliano Krav Maga vuole dire ‘contatto ravvicinato’. Oggi è una disciplina di auto difesa efficace per diversi motivi:

Anzitutto è risolutiva. Non ci sono regole, si può colpire ovunque. Bisogna neutralizzare e scappare. Scappare non è da vigliacchi, è da saggi. Ad esempio, colpendo ai genitali l’aggressore si ha il tempo e l’occasione per scappare dal pericolo. In secondo luogo, la pratica di questa disciplina ha importanti risvolti psicologici e fisici. C’è molto fitness e soprattutto aiuta ad accrescere l’autostima. Si ha più fiducia in se stessi e più sicurezza in determinati contesti. Ad esempio dovendo recuperare la propria auto di notte all’uscita da un locale o in zone poco illuminate, la conoscenza dei metodi di contrasto e di fuga da eventuali aggressori dà tranquillità. Veicola inoltre una importante filosofia di vita: quando cadi ti rialzi e combatti; quando cadi ti alzi e cominci a darti da fare.

Enzo Di Pasquale racconta di aver conosciuto vittime di stupro e bullismo. A questo proposito la Delta team, lavora con l’ausilio di psicologi, avvocati e medici, per riuscire a portare queste persone a riacquistare la fiducia e la voglia di continuare a vivere.

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