La mia vocazione è una scelta d’amore: Valerio Latela

La mia vocazione è una scelta d’amore: Valerio Latela

Bentornati al nostro appuntamento con MateraInside per la rubrica Materpedia che per una questione di coincidenze, o forse parte di un disegno già strutturato oggi, nel giorno in cui si celebra per la comunità materana la dipartita di don Mimì Falcicchio, vuole affrontare un argomento delicato e profondo quale scelta di amore e di vita. In molti saprete che lo scorso 31 ottobre a distanza di 14 anni nella Cattedrale di Matera, gremita di fedeli, sono stati ordinati nuovi diaconi da Monsignor Pino Caiazzo, due materani: Valerio Latela e Giuseppe Calabrese, provenienti entrambi dalla Parrocchia di S.Giovanni Battista di Matera sotto la guida e l’insegnamento di don Mimì Falcicchio, che lascia al servizio della nostra comunità i due giovani diaconi quali servi di Dio e strumenti di carità verso tutti, specialmente poveri e sofferenti.

Per meglio comprendere e conoscere i motivi che spingono un giovane ad affrontare una scelta così importante, in cui pubblicamente è stata manifestata la volontà di offrirsi a Dio ed alla Chiesa per esercitare l’ordine sacro, abbiamo intervistato per voi Valerio Latela.

Valerio Latela nasce a Matera il 14 febbraio 1992 e frequenta sin da bambino la sua parrocchia, sotto la guida di don Mimì Falcicchio. Predilige gli studi classici presso il liceo classico Duni di Matera, durante i quali ha modo di intessere relazioni ricche dal punto di vista umano e culturale: negli anni dal 2009 al 2011 ricopre la carica di Presidente della Consulta Provinciale degli studenti e ha modo di organizzare le edizioni di quegli anni della festa dello studente . Proprio in questo biennio grazie al contatto con la realtà cittadina e provinciale inizia a sentire un forte desiderio di spendersi per gli altri, specie per i più bisognosi. Sarà negli ultimi anni di liceo classico, grazie anche ai consigli spirituali dell’allora docente, oggi Arcivescovo Metropolita eletto di fermo, Don Rocco Pennacchio, che decide di intraprendere un cammino di discernimento propedeutico volto al sacerdozio. Nel 2012 entra nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata e fa esperienza di tirocinio pastorale presso la parrocchia San Rocco e l’Ospedale San Carlo in Potenza, presso la parrocchia Maria SS. Annunziata in Scanzano Jonico , San Michele Arcangelo in Pomarico e San Rocco in Montalbano Jonico. Attualmente frequenta il VI anno di formazione e l’ultimo anno del curriculum filosofico-teologico presso l’Istituto Teologico annesso al Seminario Maggiore in vista del baccellierato in Sacra Teologia.

Valerio parlaci della tua scelta di vita e di come avviene quella che tutti definiscono “chiamata o vocazione”.
“ E’ un percorso particolare. Il decidere di intraprendere un cammino di consacrazione che riguardi l’intera esistenza non coinvolge solo il soggetto “chiamato” a livello individuale e individualistico, in quanto la “chiamata” presuppone oltre che il soggetto chiamato anche un soggetto chiamante che invita in questo caso a seguirlo. Per me l’approfondimento di questo invito e del Chiamante ha costituito una costante nella mia vita, se pur tra alti e bassi, luci ed ombre. Decidere di donarsi in toto a qualcuno che a sua volta dona tutto se stesso per te significa vivere in comunione. In realtà per ciò che concerne la “chiamata” o “vocazione” a differenza di ciò che si rileva nell’immaginario collettivo, non ci sono visioni mistiche, bensì la presenza del Divino si incrocia nella quotidianità della vita. Una volta che definisci questa presenza costante allora inizia un percorso progressivo di apertura alla fede.”

Come la società ha reagito a questa scelta?

“ Credo che ogni scelta che l’uomo decida di compieredebba essere finalizzata alla felicità, d’altronde già Aristotele diceva che una scelta che non raggiunga tale obbiettivo non è pienamente realizzata. Uno dei punti focali del sacerdozio è rappresentato dal testimoniare il proprio credo negli atti di vita quotidiani e personali e in comunione con e verso gli altri. Oggi questa scelta rappresenta una scelta di volontà e consapevolezza da realizzarsi in piena libertà, a differenza di quanto avveniva in precedenza dove la scelta del sacerdozio rappresentava un cammino di riscatto sociale tramite una piattaforma, quale quella della Chiesa Cattolica, di assistenza aperta a tutti in campo educativo e sanitario. Dunque va da se che ad oggi se un giovane sceglie la vita consacrata solo per rispondere ad esigenze sociali si condanna ad una vita volta all’infelicità”.

Oggi più che mai la nostra città è sotto i riflettori della cultura, come la nostra comunità ecclesiastica può intervenire per migliorare i rapporti culturali e relazionali?

“ Dobbiamo riscoprire la realtà di relazione! Oggi siamo tutti concentrati ed immersi in relazioni che avvengono tramite uno schermo, relazioni virtuali, moltiplicate in numero ma non più autentiche e qualitativamente di valore. Bisogna riscoprire l’etica del volto dove il volto indica la fattualità dell’incontro in cui tutti i cinque sensi sono coinvolti. Non possiamo e non dobbiamo nel 2019 avere paura di incontrare e relazionarci con persone diverse da noi. La persona è fatta di relazione e la relazione avviene in piazza, quale luogo di incontro e interazione. Ciò che personalmente auspico è che questo 2019 specie per la nostra città possa essere un trampolino di costruzione di rete tra la cittadinanza intesa come la nostra comunità e tra la stessa e i territori limitrofi, in cui l’individuo sia il punto focale da cui partire per costruire relazioni di valore e verità .”

Francesca Lorusso per Matera Inside

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