LA MAGIA DI UN ROSSETTO: L’Arte di Rossella Tritto.- Le pagine delle emozioni #3

LA MAGIA DI UN ROSSETTO: L’Arte di Rossella Tritto.- Le pagine delle emozioni #3

Continuo a picchiettare la penna sulla pila di fogli bianchi che ho davanti,  nella speranza di avere un’illuminazione o quantomeno  di capire da dove cominciare. Rileggo gli appunti e le immagini che essi evocano si affollano nella mia mente. Nessuna di queste mi sembra meno importante e suggestiva delle altre. Quasi ogni frase è sottolineata con il pennarello rosso. Sono in difficoltà.

Ascoltare la storia di Rossella per me è stato semplice. Perché è una di quelle storie che catturano. Talmente reale e intrisa di emozioni autentiche da sembrare il frutto della fantasia di un bravo romanziere. È una storia fatta di sogni, di aspirazioni, di contrasti, di momenti di incertezza, di scommesse vincenti, di volontà di affermazione, di voglia di cambiare le cose.

È la storia di una passione che è diventata Arte e poi si è fatta  ragione di Vita, attraverso un processo lento e imbattendosi, allo stesso tempo, in momenti di svolta immediati e rivoluzionari…

“Sono truccatrice e parrucchiera teatrale… da due anni e mezzo circa lavoro a Milano, alla Scala.”

Ha cominciato a raccontarmi la sua storia in questo modo, forse è proprio da qui che dovrei partire anche io. Perché quelle parole mi hanno portato velocemente di fronte al palco di un teatro, ancora coperto dal sipario, nel momento in cui l’opera deve ancora compiersi e nell’aria comincia ad addensarsi la curiosità, l’impazienza e la voglia di stupirsi. Non ci si accorge però che in quei momenti l’opera è già cominciata, sta già vivendo. Una tempesta di adrenalina e magia è già in atto, dall’altro lato del sipario. Tutto ciò mi porta a pensare che il lavoro, l’Arte, di Rossella rappresenti l’elemento di contatto, il ponte ideale, tra la realtà vera e propria e la rappresentazione artistica. Sono proprio le parole di Rossella a suggerirmelo:

“ Ho cominciato collaborando al Banco di solidarietà organizzato dal  liceo classico… Lì ho capito la magia del teatro. Mi piaceva il fermento delle quinte, mi piaceva il fatto che in un momento sei  tu e subito dopo ti ritrovi a  cambiare personalità… E devi fare in modo che vada tutto bene perché Lo show non si ferma.”

…Lo show non si ferma. Mi rendo conto che  non è soltanto del teatro di cui mi sta parlando. È la vita a non fermarsi mai, a non concedere mai punti fermi e certi, a costringerti a mettere tutto in gioco e a fare sempre del tuo meglio nonostante tutto.

“ Ho lottato tanto per frequentare l’accademia Teatro alla Scala! La  selezione, il  corso nove mesi e poi la prova finale… E sono andata a Milano  senza avere la certezza di essere stata presa. ”

Rileggendo questa sua frase sugli appunti mi accorgo di averci scarabocchiato accanto un paio di asterischi. L’avevo fatto per ricordare un particolare: il suo sguardo mentre la pronunciava. Uno sguardo fiero, agguerrito, orgoglioso… O almeno questa è la sensazione che mi ha trasmesso. Le frasi successive me ne danno conferma.

“ È stata una scommessa. Vengono prese poche persone all’anno e devi dimostrare di essere all’altezza. Io ho dimostrato che ce la potevo fare ed ho terminato l’accademia con un voto alto. È un lavoro grazie al quale cominci  a credere in te stesso… e poi anche  persone vicino a te ci credono.”

Man mano che proseguiva è stato proprio il suo sguardo a raccontare più delle parole, a far trasparire realmente emozione e soddisfazione. Infatti i suoi occhi si sono tinti di dolcezza e nostalgia  quando le ho chiesto in che momento ha cominciato a sentire la passione per il trucco.

“ È una passione che è nata da bambina…   passavo dalla profumeria dove andava sempre mia madre e chiedevo alla commessa un rossetto, o altri trucchi,  che poi mettevo io nascosta in macchina. Mi regalarono una conchiglia con dei trucchi finti, da bambini, nonostante mio padre non fosse d’accordo …per quanto non amasse queste ‘frivolezze’. E forse la passione è stata amplificata dal fatto che era nascosta. Poi ho iniziato ad usare i trucchi di mia madre…  con soldi di natale ho cominciato a comprare i primi trucchi.”

Guardo ancora i miei appunti e mi imbatto in un’intera frase sottolineata più volte. Un passaggio del racconto che mi ha colpito. È sempre molto difficile riuscire a collocare precisamente nel tempo quando è avvenuto un particolare cambiamento. Capita però che ci siano delle date che rimangono impresse a fuoco nella nostra memoria e alle quali ripensando attribuiamo il peso della svolta.

“ Il 24 gennaio 2010  è stato il primo giorno in cui mi sono truccata. Ero un po’ giù e mia madre mi disse  ‘ metti un po’ di matita’ … avevo avuto il via libera, una sorta di approvazione.”

<< Qual è la prospettiva?>> è l’ultima domanda che le ho posto. Ancora una volta la risposta è fortemente sottolineata e, forse, racchiude il senso di tutto ciò che mi ha raccontato. È forse la prova della forza che può avere una passione; è forse la prova del valore della generazione dei ventenni che non si ferma davanti agli ostacoli, che ha voglia di fare e di cambiare…

“Voglio ritornare a Matera, perché ci sono cose più importanti… ci sono delle precedenze, non è diventare ricca o famosa che mi interessa. Ma non voglio assolutamente abbandonare questa cosa. Non sarei io senza la creatività. L’arte è sempre stata una cosa vitale… Frequento anche la facoltà di beni culturali. Mi piacerebbe insegnare, magari nella mia scuola il liceo artistico.  So che un bravo insegnante riesce a trasmetterti tutto e la cosa fondamentale è la passione, passione ed empatia… Vorrei insegnare Trucco teatrale o storia dell’arte… è tutto collegato.  Ma la realtà ancora ti blocca… si può fare tantissimo in questa città se solo ci fosse la  giusta mente imprenditoriale e la  fiducia nei giovani… però nella vita è sempre meglio provarci, bisogna lottare sempre per fare quello che vuoi… Ci devi provare la vita è una. La fiducia la trovi quando capisci di essere capace di fare qualcosa. Capisci che non sei un nulla, un pochino esisti anche tu.. puoi cambiare qualcosa.”

Saverio Carlucci per MateraInside.

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