La famigerata stazione fantasma

La famigerata stazione fantasma

Riqualificazione e recupero: il workshop dell’UniBas e la lectio magistralis del prof. Alberto Campo Baeza.

 Carlo Levi, in visita a Matera durate il suo confino a Grassano (e poi ad Aliano), descrive la sua prima vista dei Sassi come i gironi dell’Inferno dantesco. Il suo arrivo nella citta, nel 1935, corrisponde al periodo peggiore della storia della stessa: la popolazione era aumentata in modo esponenziale, le condizioni di vita andavano sempre più peggiorando, a causa delle precarie condizioni igieniche. Tutta questa situzione provocò nell’animo dell’artista un senso di sconforto che lo portò alla scrittura di quel libro divenuto molto più che famoso, anzi un libro di denuncia della condizione di Matera e in generale del sud Italia: Cristo si è fermato ad Eboli. Grazie all’impegno dello scrittore venne portata alla luce la situazione in cui si trovava più della metà della città (all’incirca 15.000 abitanti). Quindi cominciò nel 1952 il programma di sfollamento dei Sassi, poichè con la risonanza del libro, molti politici italiani cominciarono ad interessarsi allo stato della “città nella roccia”.  Furono coinvolti nel programma di riqualificazione e progettazione della nuova Matera (promosso in primis da De Gasperi) noti architetti, sociologi ed antropologi, come Ludovico Quaroni, Carlo Aymonino, Luigi Piccinnato e Adriano Olivetti.

Si è giunti allora alla formazione di una nuova realtà che col tempo ha attirato un numero sempre maggiore di turisti; non solo, a Matera sono giunti importanti registi e attori che l’hanno scelta come sfondo per i loro film e i loro racconti, molto spesso per la sua somiglianza alla città di Gerusalemme.

Ma l’apice della importanza della città è arrivato il 17 ottobre 2014, quando Matera è stata eletta Capitale della Cultura 2019.

Nonostante essa sia un museo a cielo aperto con le sue case scavate nella roccia,le stradine e i vicoli caratteristici, e ospita anche importanti luoghi culturali come il MUSMA ( Museo della Scultura Contemporanea – Matera) e il Museo Nazionale Archeologico, a Matera manca ancora qualcosa.

Certo, sono tante le qualità che bisogna ancora rinforzare e sviluppare prima del 2019, per essere pronta tra 4 anni ad ospitare gente da ogni dove. Ma questa è l’opportunità che Matera ha per riscattarsi e per dar vita ad una nuova gamma di progetti:  migliorare l’istruzione, l’informazione e le infrastrutture, ad esempio con la costruzione di un campus universitario, una scuola di design e la riqualificazione dei quartieri.

A questo proposito l’Università degli Studi della Basilicata, in particolare il DICEM, Dipartimento Culture Europee e del Mediterraneo, ha realizzato un progetto, “Matera Mending” (“Ricucitura di Matera”), portato avanti con l’Università politecnica di Madrid. Al lavoro hanno preso parte nomi di spicco del panorama dell’architettura europea, come il Professor Alberto Campo Baeza, il quale, sabato 28 marzo alle ore 10 presso il Cinema Comunale, terrà una lectio magistralis a conclusione del workshop tenutosi durante la settimana dal 22 al 28 marzo. Questa collaborazione, che ha coinvolto diversi studenti e che si spera possa continuare in vista del 2019, ha avuto come base l’analisi della realtà cittadina e la progettazione di aree verdi, nuove strutture architettoniche, riqualificazione e recupero delle opere incompiute, lasciate in stato di degrado. Uno di questi è proprio la stazione ferroviaria del quartiere la Martella.

I ragazzi si sono concentrati infatti sull’inesistenza di una ferrovia statale a Matera: essa è l’unico capoluogo d’Italia a non averla. O per meglio dire esiste, ma la linea ferroviaria non è mai stata ultimata: il piazzale, il parcheggio, la stazione rivestita in pietra con le porte murate, i binari che si intravedono tra le sterpaglie e l’erba incolta, alta tanto quanti ormai sono gli anni dell’abbandono del luogo. Di qui continua una lingua di cemento di 29 km, che passa davanti alla Cripta del Peccato Originale e taglia tutta la valle del Bradano, deturpandone il paesaggio fino a Ferrandina. I lavori sono sempre andati a rilento, a causa delle numerose imprese impegnate che man mano abbandonavano. Nel 2007 sembrò che qualcosa finalmente cominciasse a muoversi, ma anche in questo caso fu un falso allarme. Le Fs hanno dichiarato recentemente che per completarla servirebbero 150 milioni di euro, che ovviamente non hanno.

La conclusione di questo interessante lavoro svolto dalla collaborazione tra le due università si avrà quindi sabato 28, con l’augurio che sia un efficace punto di partenza per nuovi progetti.

Annalisa Persia per Materainside

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