Il Vicino di Viaggio

Il Vicino di Viaggio

Che sia un mondo parecchio difficile, credo sia palese. Che tu sia risalito in treno, in aereo, in bus, in elicottero, un vicino di seduta ce l’avrai avuto. Che quel vicino abbia reso il tuo mondo ancor più faticoso da gestire, è una certezza.

Anche se, per purissima e rarissima lieta eventualità, il tuo vicino è mingherlino, indifeso, silenzioso e magari ha con se’ i taralli che prontamente ti offre, lo odi, per il semplice fatto che esiste, è lì, sta respirando un’aria che è praticamente la tua e ha il suo posteriore laddove tu avresti potuto stendere comodamente le gambe. Anche se sono lunghe 50cm come le mie, per dire.

Signori, il momento è arrivato. Sfogatevi con me! Non abbiate timore. Ognuno di noi si sente a disagio credendosi un sociopatico ogni qual volta, anzi per l’ennesima volta, si ritrova ad ammettere che no, nemmeno quel vicino gli sta bene. Nonostante tutto l’impegno di questo mondo, il vicino è una croce grande, un regalo che non vuoi, una presenza ingombrante, qualcuno la cui conoscenza ti provoca un’ansia tale che nemmeno al primo appuntamento.

C’è ne sono di svariate categorie, una selezione di esseri umani tutta da raccontare.. o da dimenticare. Un sequela di odori che.. Io non dico il bagnoschiuma, ma almeno usare un po’ di acqua corrente! E poi ci sono telefoni-dipendenti, quelli che anche nella tratta Matera-Metaponto devono avvertire tutta la famiglia (che intanto all’altro capo del telefono si sforza di non far rumore mentre balla la macarena, taaaaaanto affranta per la partenza del parente di turno).

C’è chi all’interno di un normale zaino, utilizzato nel periodo d’oro per andare ad allenarsi in piscina, conserva un’intera dispensa di alimenti, dai carboidrati, al dolce, alla bevanda energetica, al panzerotto avanzato la sera prima durante la cena dei saluti: il viaggio sarà un’orchestra di cric e croc. Non è misofonia (Fobia di chi non sopporta il rumore della masticazione), è proprio rabbia che ti sale dall’alluce, ribrezzo puro per quelle briciole che finiscono everywhere e “Non mi sorridere con quel denti macchiati  dall’olio della focaccia”.

Gli ipertecnologici? Qualcuno ne ha mai beccati esemplari? Io sì, ovviamente. 50cm x 50cm di spazio e loro piazzano un armamentario di pc, tablet, telefoni, cuffie che nemmeno Gigi D’Agostino e “Scusami sai se c’è la presa per caricare?” – “Si, sotto il sedile. Ma te le occupo tutte io ed il wi-fi non funziona”.

Infine i miei preferiti gli Urlatori, purtroppo NON rari esemplari di scarsa educazione, che trapanano le tue orecchie per tutta la durate del viaggio con la loro soave voce rubata ad un canarino in fase di soffocamento. Un carneficina per i tuoi timpani, un gran tamburellamento di nervi per il tuo fegato che intanto chiede pietà, pazienza e pietà e tanta pazienza, pazienza e pietà. Gli urlatori però sono spesso dei soggetti ibridi, incorporando in loro un’altra astuta e seccante comitiva di “Vicini di viaggio”: i Mai-Partiti-Prima. Quelli che affrontano il loro primo viaggio, e tu, amico mio, sei il loro vicino. I Mai-partiti-prima spiccano, come dice il nome, il loro primo volo proprio quel giorno, non hanno mai lasciato la loro casa natia prima e sono caratterizzati da un entusiasmo disarmante. Trivellano chiunque gli capiti a tiro di domande, ansie, sorrisoni, richieste e racconti della loro giornata in attesa di quel momento. Capite bene che bomba ad orologeria possa essere per un ignaro fuori-sede che si appropinqua a viaggiare ritrovarsi un Urlatore-Mai-Partito-Prima accanto.. Il calendario lo butti giù tutto! Garantito!

È vero ciò che si dice “L’importante è il viaggio, non la meta”, soprattutto quando per vicino non ti ritrovi Virgilio come fu per Dante, ma direttamente Lucifero, e la meta sì che diventa il paradiso agognato.

 

Michela Barbone per Matera Inside

 

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