Il Palombaro Lungo

Il Palombaro Lungo

La città di Matera ha un rapporto speciale con l’acqua.

L’approvvigionamento dell’acqua in molte zone del mondo è un grosso problema perché non facilmente reperibile. A Matera, sfruttando la friabilità della roccia sedimentaria di origine calcarea, le cavità naturali venivano dapprima utilizzate come stabili per attività pastorali ed, in seguito, come abitazioni e ambienti per lo stoccaggio di acqua piovana. La zona murgiana, infatti, non è ricca di specchi d’acqua o grandi sistemi fluviali, in quanto ambiente carsico.

“Copiando la natura” venne sviluppato un sistema di canaline artificiali che aveva il fine di convogliare all’interno sia l’acqua piovana, che quella sorgiva, dapprima di vasche di sedimentazione, le quali fungevano da “filtri” per la sua purificazione e, successivamente, in vasche più grandi di forma a “campana” che la stoccavano e ne permettevano l’utilizzo nei periodi di siccità, soprattutto in estate. Ogni abitazione possedeva una cisterna.

Col passare dei secoli però, a causa dell’aumento della popolazione, alcune cisterne vennero trasformate in abitazione, di conseguenza sorgevano problemi di rifornimento. Si pensò, a riguardo, di creare un vero e proprio sistema idrico urbano di stoccaggio dell’acqua a servizio della popolazione. Così, intorno alla fine del XVI sec., vennero iniziati lavori nella zona del vecchio fondaco di mezzo (attuale piazza Vittorio Veneto), con l’intento di costuire i cosiddetti “Palombari” (riserve idriche).

Il nome “Palombaro” deriva dal latino plumbarius, definito come luogo che serviva per la raccolta delle acque e, quello in oggetto dell’articolo di oggi, veniva detto “Lungo” per le dimensioni  colossali della struttura, una delle più grandi al mondo. La cisterna venne ultimata nel 1882, su progetto dell’Ing. Rosi, collegando due livelli sovrapposti di grotte presenti sotto la piazza e inglobando al suo interno anche delle cisterne pre-esistenti; di altezza pari a 15m, questa struttura è in grado di contenere al suo interno 5.000.000 di litri d’acqua convogliando le acque di troppo della fontana monumentale ferdinandea, che provenivano dalla collina del Lapillo o del Castello, le quali poi, assorbite dalle pareti rocciose, sgorgavano all’ interno attraverso il fondo. Scavato interamente a mano in quasi trecento anni il Palombaro veniva impermeabilizzato rivestendo le pareti con un particolare intonaco detto “pesto di coccio”.

Sotto la piazza, è presente un’altra struttura similare. L’acqua veniva prelevata da “fori” presenti sul piano di calpestio della piazza introducendo al loro interno dei secchi. Abbandonato dopo la costruzione dell’acquedotto Pugliese, esso venne riscoperto casualmente negli anni ’90 del secolo scorso, durante i lavori di riqualificazione della piazza. Oggi rappresenta una delle attrazioni più visitate della città di Matera. Il Palombaro costituisce un’opera idraulica di inestimabile valore che dimostra l’adattamento umano, attraverso l’ingegno, alle difficoltà ambientali.

Materainside

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