Il Banco della solidarietà: il filo sottile tra il Liceo Classico E. Duni e il villaggio di Musha

Il Banco della solidarietà: il filo sottile tra il Liceo Classico E. Duni e il villaggio di Musha

” Ragazzo, dammi retta! Tra qualche giorno, tra pochi giorni, questo nostro Paese sarà pieno di gente affamata di sangue. Sentirai parlare di inyenzi, scarafaggi, diranno che bisogna ucciderli, schiacciarli, bruciare tutti gli inyenzi. Sei tu ragazzo, sei tu lo scarafaggio che cercano.”
(La notte delle stelle cadute, Roberto Mauri )

 

Con queste parole profetiche Roberto Mauri prova a raccontare la triste storia del genocidio che ha segnato la storia del Ruanda, ricordato anche come “L ‘Olocausto africano” o più dolcemente come “La notte delle stelle cadute”.
Il genocidio del Ruanda (6 aprile 1994) è una delle pagine più insanguinate della storia del XX secolo. Si tratta di circa cento giorni di massacro a colpi di armi da fuoco al fine di sbarazzarsi dei Tutsi. Pare proprio ,infatti, che a qualcuno premesse disfarsi dei Tutsi perché “senza i Tutsi tutti i problemi del Ruanda sarebbero risolti”, furono queste le dichiarazioni che Jean Kambanda, Primo Ministro del Ruanda, rilasciò davanti al Tribunale penale internazionale per il Ruanda ammettendo che all’interno del governo ci furono esplicite discussioni riguardanti il genocidio: un genocidio programmato!
A vent’anni di distanza da questo teatro degli orrori troviamo un Ruanda differente, cambiato, cresciuto. Sì, perché il tempo ha fatto diventare adulti quei 20 mila bambini nati dallo stupro di mezzo milione di donne durante i cento giorni di pulizia etnica che vide l’uccisione di 800 mila persone tra Tutsi e Hutu moderati.
Un futuro reso possibile soprattutto grazie alla bontà e alla tenacia di un gigante buono, Hermann Schulz… per tutti Padre. Padre Hermann Schulz è un missionario salesiano che opera dal 1968. La sua missione in Ruanda comincia trent’anni fa con la speranza di poter sollevare i più poveri da quella miseria umana in cui erano costretti. Il lavoro di Padre Hermann è sempre stato affiancato da molti giovani ai quali lui decise di fare un regalo per la vita: l’Hameau des Jeunes . Il villaggio dei giovani era un luogo dove poter studiare, formarsi, imparare un mestiere, insomma, una semplice possibilità che fu spazzata via assieme a migliaia di vite umane con il genocidio del ’94. Lo sconforto di questi giovani fu una forte spinta per Padre Hermann che decise di ricominciare da capo, di ricostruire il villaggio dei giovani, di gettare nuovamente le fondamenta per poter sperare in un futuro migliore. Incomincia così il più lungo viaggio di Padre Hermann che si rende portavoce nel mondo dei suoi progetti e delle sue intenzioni per una terra orfana e sterile allo stesso tempo, vittima di una congiura che sembra non avere fine. Ed è nel mezzo di questo viaggio che nasce ciò che ci piace definire una ”bellissima amicizia” che tutt’oggi unisce il villaggio di Musha in Ruanda e il Liceo Classico “E. Duni” di Matera: Il Banco della Solidarietà.
Il Banco della Solidarietà rientra nell’ambito del progetto “Educazione alla mondialità”, consiste in una rappresentazione teatrale interamente ideata e portata in scena dagli alunni sotto la guida di alcuni docenti.
Quest’anno lo spettacolo , tenutosi ieri 18 dicembre 2014 h. 20.30 presso il Teatro Duni di Matera, è intitolato “LA SCUOLA SIAMO NOI- STORIE DEL LICEO DUNI” e accoglie un banco ormai maggiorenne nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni del Liceo Classico “Emanuele Duni”. La rappresentazione ripercorre in quattro atti altrettanti fotogrammi degli ultimi quarant’anni di vita di un’istituzione che ha segnato la cultura della nostra città, vissuti, però, con gli occhi e secondo il punto di vista di ipotetici studenti liceali dell’epoca . Filo conduttore di queste tematiche è la ragione critica volta all’impegno e alla responsabilità personale propri dei classici e delle “humanae litterae”.

Questo progetto è la dimostrazione di come anche da una grande ingiustizia possa nascere una speranza, che l’amore ha molte strade e che si può sempre crescere se si ha consapevolezza che la vita è un attimo, ma l’amore lascia il segno. Chiunque scopra il banco desidera esserne parte, chi è all’inizio del cammino sa che ha SOLTANTO cinque “chances”, chi è in procinto di abbandonarlo ne avverte già la nostalgia… E chi se n’è andato sa di essere comunque rimasto. Perché l’armonia, la collaborazione e i legami che nascono durante questo percorso contribuiscono a rendere magico un qualcosa di così semplice che lascia il segno nel cuore di ciascuno di noi che siamo sempre pronti a sostenere ed assistere a questo grande spettacolo.
In una sua lettera ai ragazzi del Liceo Padre Hermann scrive: ”Carissimi tutti voi fate coraggio anche a me e siete una evidente dimostrazione che si è più felici quando si è capaci di donare tempo ed energia agli altri. Con il vostro fedele impegno e il vostro concreto aiuto finanziario possiamo dare una scuola valida ai nostri giovani, affinché anche loro si sentano parte di una stessa umanità. Di tutto cuore vi auguro di continuare su questa bellissima via di generosità e di preparare nuovamente un eccellente spettacolo.”
Padre Hermann
Credo che da parte di tutti sia doveroso un ringraziamento al contrario, perché senza il banco ora tutti saremmo un po’ più poveri. Grazie Padre Hermann!

“Nella vita è come nel ballo; persone che hanno lo stesso passo diventano per forza indispensabili l’una all’altra”

(Johann Wolfgang Goethe)

Gabriella Gemma per Materainside

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