Coaching di comunità: la guida attraverso la trasformazione

Coaching di comunità: la guida attraverso la trasformazione

“Noi riteniamo che la cittadinanza, e quindi l’appartenenza a una comunità nazionale, dipendano da una reale integrazione nella tradizione e nella cultura di un popolo.”

Per il nuovo appuntamento di Materpedia abbiamo scelto una frase di Maurizio Marrone che esplica con poche parole il concetto di cittadinanza come diretto corollario di cultura e tradizione popolare. Affinché la parola cittadinanza acquisti il suo reale significato è necessario un processo di crescita dei singoli individui e della comunità più in generale all’insegna della condivisione e della partecipazione. Tale processo prende il nome di coaching.

Dopo un anno dall’elezione di Matera capitale della cultura 2019 la nostra attenzione si è focalizzata sul cambiamento che la nostra comunità sta vivendo e a tal proposito abbiamo intervistato per voi Brunella Guida che ci spiegherà in cosa consiste l’attività di un coach legato alla comunità.

Brunella Guida, eccellenza materana nel campo del trainer- life /business coach è una libera professionista che applica le sue competenze  professionali su scala nazionale fornendo formazione, supporto e guida ad interi gruppi aziendali o singoli individui al fine di raggiungere specifici obiettivi personali o professionali. Inoltre, il suo supporto professionale alle giovani risorse in percorsi di career coaching rispetto all’individuazione del futuro progetto professionale, di cui abbiamo un esempio anche in istituti materani come il liceo classico E.Duni.

Brunella innanzi tutto come si definisce l’attività di coaching?

La parola ha origine dal termine francese coche, carrozza o cocchio. “Coche” identificava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e condotto da una guida: il cocchiere. Il termine anglosassone invece rinvia il coaching all’ambiente sportivo. In Inghilterra gli studenti universitari verso la fine del proprio percorso utilizzavano il termine coach per indicare i migliori tutor, dando loro titolo rispettoso e autorevole. Negli Stati Uniti, il coach nasce per sviluppare e incrementare la prestazione sportiva; il coach non solo guidava la squadra e la allenava, ma la seguiva dal punto di vista emotivo, la stimolava, creava spirito di gruppo per affrontare gli avversari con maggiore carica e sicurezza. Attraverso la guida costante del coach i giocatori e il team sviluppavano quelle capacità e competenze che rendevano il gruppo stesso motivato e forte capace di raggiungere gli obiettivi attesi.

Il coaching è una metodologia di sviluppo personale nella quale una persona (detta coach) supporta un cliente (detto coachee) nel raggiungere uno specifico obiettivo personale o professionale fornendo formazione, supporto e guida È per questo motivo che tale attività possiamo definirla trasversale, l’obiettivo che si raggiunge attiva risorse che rendono l’individuo o il gruppo a cui il metodo è applicato responsabile e consapevole del proprio percorso. Nei paesi del nord Europa il concetto di coaching è un benefit riservato a persone d’eccellenza impiegate in attività di alto livello professionale. Al contrario, in Italia è ancora utilizzato come metodo volto a risolvere problematiche legate alla persona o al gruppo volte a rafforzare la propria efficacia e la propria prestazione. Il coaching (a differenza di altri servizi di supporto alla persona) non è un servizio psicologico, tanto meno è una terapia, ma consiste in una metodologia e in una filosofia di vita. L’apprendimento del “saper fare” e del “saper essere” del Coaching avviene imparando e praticando alcune competenze fondamentali (che sono definite dalle associazioni di categoria). Un buon corso di Coaching può avere una durata variabile in funzione di specifici programmi formativi.

Il 16 marzo 2016 è stato presentato alla comunità di Matera il coaching di comunità, in cosa consiste?

Due anni fa in occasione dell’elezione di Matera capitale della cultura 2019 mi trovavo in Piazza San Giovanni insieme ai tanti materani in attesa della nomina. Osservando quanti erano li con me, in tale occasione, ho avuto l’impressione che la partecipazione della comunità fosse vestita di un velo di rassegnazione e distaccamento che non si addicevano a tale contesto. ad un anno dalla nomina, in linea con quella che era stata la mia percezione ho notato che la comunità è stata destabilizzata dal cambiamento e pertanto ha reagito in modo schizofrenico: molti hanno preferito curare interessi personali a discapito di quelle che erano attività volte al benessere e alla cultura della società. Non è un caso se alcune librerie sono state chiuse o trasferite per dare spazio a numerosi B&B o attività di ristorazione. Tutto questo mi ha portato a pensare e studiare un metodo che potesse apportare un sostegno e una guida alla mia città, affinché, il cittadino quale singolo possa sentirsi parte di un gruppo che insieme elabora un percorso di condivisione e partecipazione diretta.

Sono stati questi i presupposti che hanno portato me e alcune colleghe  della comunità di pratica di coaching di Roma ad ideare questo progetto, come primo progetto rivolto alla comunità e a presentarlo a Matera. In una città che sta cambiando profondamente come Matera, è importante introdurre strumenti che accompagnino questa trasformazione. Uno strumento innovativo, come quello del coaching di comunità, viene messo a disposizione della comunità. Il cambiamento, d’altronde, deve essere accompagnato. 

Quali sono stati gli step necessari per poter presentare e realizzare tale metodo?

Il primo modello di coaching nasce in sede di una tavola rotonda  presso la comunità di pratica di cui faccio parte, in cui ho descritto il caso Matera affinché potessi insieme ad altri professionisti colleghi avere scambio e confronto. Ci siamo ispirati al modello di Utheory utilizzato in Africa per la lotta contro l’ADS. Il modello si prefigge lo sviluppo di un’ intelligenza comune che sia la somma dell’intelligenza dei singoli. Il passaggio fondamentale per l’applicazione di tale metodo è stata la presentazione dello stesso a Matera al Prof. Giovanni Schiuma, al tempo vicesindaco e assessore all’Innovazione e Ricerca. Non è stata una scelta casuale la nostra: Giovanni Schiuma ha sin dall’inizio capito la reale necessità di rafforzamento della città al fine di realizzare una città adeguata e pronta alle forme di cittadinanza attiva,  pertanto ci ha supportati nel percorso di presentazione. Ma la storia che riguarda questo nuovo modello non si arresta alla presentazione del 16 marzo presso le Monacelle. Il progetto vola ancora una volta  con noi a Roma alla Conferenza Internazionale di Coaching. Qui si può dire che il progetto ha iniziato a comporsi anche materialmente. La Conferenza Internazionale ci ha permesso di incontrare un imprenditore persiano molto sensibile al tema. Il nostro imprenditore di cui non vogliamo svelare l’identità, ha numerose sedi della propria azienda in Italia e nel mondo ed è stato nominato dal Sole24ore come eccellenza per il modello di tenesse sviluppato all’interno delle proprie aziende.Un personaggio di tale portata che ben si identifica al principe delle favole ovviamente sembrava a me in prima persona e alle colleghe, Cecilia Toni Saracini e Sandra Guadagna, che mi hanno accompagnata in questo percorso, irraggiungibile. Ed è qui che viene il bello! Dopo essermi interrogata su quale fosse il migliore dei metodi per contattarlo è stata una grande sorpresa poter capire che anche l’impossibile è possibile. È bastata una telefonata in azienda per capire che dopo una presentazione del progetto tramite mail, il nostro principe ci avrebbe ricevute a Milano. L’incontro durato due ore si è concluso in realtà con una controproposta. La sensibilità del nostro imprenditore, distintosi per l’attenzione rivolta alle risorse umane nelle proprie aziende e non solo, è stata catturata dal nostro progetto. La controproposta infatti ha previsto che tale metodo fosse provato in una delle sue aziende, il cui kick off è stato il 5 maggio,  in cambio di una sponsorizzazione parziale per l’applicazione del metodo nella nostra città e l’impegno di allargare l’informazione ad altri investitori.

All’indomani di un risultato così importante, che rende materialmente possibile il progetto come intendete proseguire?

Questo ottimo risultato è stato lo sprono giusto per poter candidare il progetto in bandi pubblici. In ogni caso una vota che il progetto sarà reso applicabile nella sua totalità grazie alle giuste risorse, bisognerà attivare un confronto con le istituzioni volto ad identificare gli obiettivi senza i quali il progetto non avrebbe modo di essere applicato. una volta definiti gli obiettivi, comuni, bisognerà iniziare a lavorare sulla comunità attraverso l’informazione della stessa che non si esplichi in un elenco di obiettivi ma nella descrizione degli stessi attraverso i metodi e i percorsi volti al raggiungimento del risultato comune di una democrazia partecipata. La Fondazione e l’Amministrazione devono impegnarsi in una costante e continua collaborazione che rendano fruibile a tutti e per tutti il significato di Matera 2019, che non si identifica solo con il famoso dossier , centoventi pagine non proprio alla portata di tutti! L’obiettivo comune non deve e non può essere un insieme di dettami estetici, snob ed intellettuali che portano all’apertura dei luoghi culturali senza che gli individui siano pronti ed istruiti ad un tale processo. Il cambiamento deve partire dall’interno, dal singolo individuo che deve essere accompagnato verso una visione comune, altrimenti il risultato che si ottiene è solo un percorso schizofrenico di scelte che non sono gestite e gestibili per assenza di consapevolezza, che creano altrettante conseguenze indomabili. Con questo modello voglio portare la mia esperienza di oltre vent’anni nella mia città, affinché ognuno di noi possa realizzare e razionalizzare il processo di trasformazione che stiamo subendo, al fine di ottenere una cultura comune.  

Francesca lorusso per Materainside

Loading Facebook Comments ...