Il Brigante “Chitaridd” – Eustachio Paolo Chita

Il Brigante “Chitaridd” – Eustachio Paolo Chita

Eustachio Paolo Chita nacque a Matera il 30 Novembre 1862, appena dopo l’unità d’Italia.

A causa della la sua bassa statura, egli fu nominato “Chitaridd”, ossia piccolo Chita. Il Chita crebbe con una famiglia di pastori e contadini abbastanza agiata poiché possedevano un discreto quantitativo di tomoli di terreno. Tuttavia, il padre era una persona molto violenta e scellerata e, per tale ragione, il patrimonio famigliare venne rapidamente dilapidato e la famiglia cadde nella miseria più assoluta. Inoltre, non mancarono, nella vita del piccolo Eustachio, episodi di profonda violenza che lo segnarono profondamente in età adulta, infatti, egli veniva spesso picchiato, mandato a lavorare senza cibo e, una volta, venne persino colpito con una scure in pieno petto. La madre non fu mai una figura presente e quando il padre morì nel 1889, finì i suoi giorni, anche a causa della sifilide, presa da manie religiose.

Questa situazione familiare molto complicata portò il Chita ad abbandonare la città. L’ultima volta che fu visto a Matera fu il 1888. Cominciò una parentesi errabonda della sua vita che lo portò a svolgere lavori saltuari nelle varie regioni del meridione confinanti con la Basilicata. Lavorò molto spesso come mandriano e pastore in Calabria e collaborò alla costruzione della ferrovia Spinazzola – Rocchetta Sant’Antonio in Puglia. Tutti i suoi compagni di lavoro lo descrissero come uomo violento e poco socievole. Raramente ritornava a Matera in questo periodo. A Matera, nel frattme ci furono alcuni casi di efferati omicidi sia in centro città, sia nelle immediate periferie. A causa della sua vita errabonda fu sospettato di essere la causa di tali delitti e, per tale ragione, il Chita fu costretto a nascondersi, precisamente in una grotta in località Murgecchia, non lontano dalla città di Matera.

Come venne scoperta la sua colpevolezza? Nel pomeriggio del 26 Aprile 1896 il pastore tredicenne Francesco Paolo Tarantini, mentre portava le pecore al pascolo in quella zona, si accorse che all’interno della grotta, dove teoricamente stazionava il Chita, c’erano un fucile e alcuni indumenti; impaurito scappò ad avvisare i padroni per cui lavorava, Francesco Paolo Falcone e Francesco Paolo Nicoletti, i quali, calmandolo, gli dissero che sarebbero andati a controllare con l’aiuto delle forze dell’ordine. Quella sera, infatti, ritornarono alla grotta e trovarono il Chita, il quale morì a seguito della colluttazione con un colpo di ascia alla testa.

Con la morte del Chita finì la parentesi del brigantaggio dell’Italia meridionale. I suoi resti sono ora al museo di antropologia criminale di Torino, dove, nel 1900, furono studiati dal medico Cesare Lombroso.

Si ringrazia le fonti:

  •  CHITARIDD, il brigante di Matera di Niccolò de Ruggieri – edizioni META;
  • http://www.sassiweb.it/matera/la-citta-di-matera/introduzione/il-brigante-chitaridd/.

Materainside

 

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