Attacco a New York. Halloween da paura

Attacco a New York. Halloween da paura

L’ appuntamento con la violenza non esita a lasciare tregua. A poco tempo di distanza dall’ attacco folle del pensionato di Las Vegas, l’ America e il mondo intero tornano a piangere le vittime dell’ ennesima follia della cecità estremista del terrorismo islamico. In prossimità del World Trade Center, un pick up si scaglia a velocità folle su una delle più affollate piste ciclabili di Manhattan, uccidendo otto persone e ferendone altre quindici. Tuttavia il bilancio potrebbe essere destinato a salire. Il responsabile del violento crimine è un giovane di 29 anni di origini uzbeke, arrivato negli Stati Uniti nel 2010 e residente in Florida. Si tratta di un lupo solitario che ha giurato fedeltà all’ Isis, radicalizzatosi in una moschea sottoposta a un programma di sorveglianza a causa delle posizioni integraliste professate. L’ uomo non è stato freddato, come spesso accade, dalle forze dell’ ordine, ma è stato ferito e poi arrestato. Interrogato, pare non abbia mostrato alcuna forma di pentimento, anzi, pare si sia detto “orgoglioso” di quanto commesso. La reazione immediata delle autorità statunitensi non si è fatta attendere, il sindaco De Blasio ha deifinito il gesto “particolarmente codardo”, mentre il presidente Trump ha commentato l’ accaduto come l’ ennesimo gesto folle di una “persona malata”. Lo stesso presidente degli States ha annunciato sicuramente un rinforzo dei controlli e delle misure di sicurezza contro gli attentati. Così come New York, le città al tempo del terrorismo dimostrano l’ esistenza di un’ atmosfera che dimostra una calma tesa, per non dire apparente. Circolare anche nelle nostre città significa respirare e vedere i sintomi di una minaccia sempre presente e sempre più imprevedibile. I terroristi hanno ormai abbondantemente dimostrato la loro abilità nel essere in grado di colpire e ovunque nel globo e secondo modalità sempre più sofisticate. Passeggiare in una piazza oggi, significa attraversare barriere che possano ostacolare l’ arrivo di un mezzo, e passare davanti a soldati che imbracciano armi da guerra e che pattugliano luoghi sensibili oggetto di attacchi. Sono questi, i piccoli grandi segni che il pericolo è reale, concreto e soprattutto, come dimostra l’ attentato di New York, vive tra noi. Spesso questi foreign fighters sono cittadini stessi dei Paesi che colpiscono, si radicalizzano senza abbandonare i confini di casa propria. Sfruttano per uccidere quella che nella nostra comunità sarebbe una libertà, la libertà di culto. Un valore, quest’ ultimo, che non può essere messo in discussione, in quanto diritto umano e oggetto di tutela costituzionale. Pertanto, l’ errata interpretazione di un credo religioso, mista ad un fanatismo cieco che si fonda su una convinzione radicata può fare di un uomo apparentemente normale, un criminale in grado di sentirsi “orgoglioso” di fare delle vittime in nome di Dio. Ora, al di là di tutte le possibili valutazioni rispetto a come si spieghi l’ esistenza di fenomeni del genere, una cosa è certa, non esiste nessun Dio che possa gioire di persone uccise con tanta viltà e codardia. La criminalità umana non è una fede.

Fonte foto: ilSole24ore

Luigi Tocci per MateraInside

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