ABBIAMO ANCORA BISOGNO DI POESIA –  breve sguardo a Giorgio Caproni.

ABBIAMO ANCORA BISOGNO DI POESIA – breve sguardo a Giorgio Caproni.

Il nuovo millennio non è stato clemente con la Poesia. Maltrattata, sfruttata, relegata alle aride pagine dei manuali scolastici, la Poesia ha smesso di parlare. Meglio dire, sicuramente, che abbiamo smesso di ascoltarla. La “mutazione antropologica” denunciata da Pasolini, favorendo quei  mezzi di comunicazione  cosiddetti multimediali, ha tagliato fuori la Poesia. Quest’ultima oltre a fondarsi su una comunicazione di tipo esclusivamente verbale, ha anche il “terribile difetto” di non essere immediata. Infatti oggi, inutile negarlo, siamo disabituati alla riflessione. Tutto e subito. Viviamo, alla prova dei fatti,  soltanto la prima impressione della vita, subendo tutte le conseguenze che da ciò derivano. I “prodotti culturali” degli ultimi dieci anni (romanzi; film; serie TV; canzoni) sono stati ingurgitati dalle logiche consumistiche del mercato. Al centro di tali prodotti  non c’è più l’indagine della vita, bensì la storia: un crudo e sterile susseguirsi di fatti che irretiscono il lettore/spettatore ricorrendo alla scappatoia del “sospeso”. L’unico interrogativo che ci si pone è: “come andrà a finire?”. Nessun romanzo oggi, se volesse avere speranze di successo editoriale, accoglierebbe tra le sue pagine un Vitangelo Moscarda che fissa il proprio naso davanti lo specchio. La Poesia dal suo canto si è ridotta ad un parodia di se stessa. In molti accostano parole, indovinando magari qualche rima, e chiamano quest’operazione “poesia”. L’arte è consumo ed esibizionismo.

Dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento dunque la Poesia ha cominciato a vivere il suo periodo forse più drammatico.

“Potrà sopravvivere la poesia nell’universo delle comunicazioni di massa?”

Se lo chiedeva Montale quando nel 1975 in occasione del conferimento del premio Nobel. La sua risposta fu positiva: proprio nella apparente patina di “inutilità” la Poesia può oggi  trovare il proprio diritto alla vita, che sussiste nella necessità di ogni uomo di trovare un senso profondo all’esistenza.

Da poco si sono concluse le prove scritte degli esami di maturità. A nessuno è sfuggito lo sconcerto, tanto per usare un eufemismo,  dei maturandi davanti al nome di Giorgio Caproni. Questi è stato uno degli esponenti più significativi della corrente modernista di metà Novecento. Uno dei Poeti che ha tentato di dare cioè nuova legittimazione alla Poesia:

La poetica di Caproni pone al centro della sua indagine i nessi del componimento poetico con la realtà oggettiva. Da ciò deriva un’attenzione alle tendenze narrative della parola poetica e alla loro valenza di “mezzo di conoscenza” dell’aspetto mutevole della vita.  Siamo dunque agli antipodi della ricerca ermetica che pure si sviluppa nello stesso periodo di attività del Nostro. La Poesia di Caproni, attraverso l’impostazione narrativa, vuole dare un’immagine della vita, tutt’affatto banale, capace di essere riconosciuta come propria da ciascuno. Il suo è un tentativo di resistenza ai meccanismi di alienazione della società nella quale era calato. Un tentativo che si concretizza nella volontà di affermare l’esistenza ancora possibili di “verità puntuali”.

 

Il senso delle cose non è immediato e in quanto tale non sappiamo riconoscerlo. Occorre riflettere, relativizzare, trovare cioè un punto di osservazione distaccato dalle sensazioni immediate ed impulsive. Questo, credo, è ciò che la Poesia fa ed il motivo per cui non possiamo farne a meno.

 

N.B. le informazioni relative a G. Caproni sono state tratte da saggi e manuali firmati dal critico e docente universitario R. Luperini.

Saverio Carlucci.

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