Al via, a Lecce, la coltivazione del futuro: “il frumento del 2070”

Al via, a Lecce, la coltivazione del futuro: “il frumento del 2070”

Ci troviamo in Puglia, nei laboratori dell’Università del Salento, a Lecce, e Alessio Aprile è il ricercatore a capo di un progetto straordinariamente ambizioso: scoprire quale sarà il frumento del futuro. Utilizzando i fitotroni, avveneristiche camere di crescita in cui si può controllare temperatura e percentuale di anidride carbonica, il ricercatore pugliese sta coltivando frumenti antichi e moderni simulando l’atmosfera terrestre che ci potrebbe essere nel 2070. Il suo obiettivo è di prevedere quali saranno gli incroci e le selezioni di frumento per ottenere le migliori coltivazioni possibili tra cinquant’anni. “Qui a Lecce siamo tra i pochi in Europa ad usare i fitotroni con risultati sorprendenti – afferma il ricercatore – e stiamo scoprendo che molti grani antichi si stanno rivelando particolarmente adatti alle coltivazioni del futuro: il fusto alto e l’apparato fogliare più folto che ne aveva causato la sostituzione a favore di frumenti a piccolo fusto, ne permettono uno sviluppo maggiore in un’atmosfera con maggiore presenza di anidride carbonica”. Nel futuro si prevede che l’anidride carbonica in atmosfera aumenterà del doppio rispetto alle condizioni attuali e ci sarà un aumento di temperatura di alcuni gradi: tutto ciò comporta una serie di stravolgimenti ambientali che intaccheranno il normale modo di vivere non solo dell’uomo e degli animali, ma anche delle piante. A Lecce il frumento viene coltivato in appositi fitotroni, delle camere di crescita davvero uniche di cui ne esistono pochissimi esemplari in Italia e in Europa, che consentono di ricreare le caratteristiche ambientali da noi richieste. Nei laboratori dell’Università del Salento si stanno confrontando delle piante di bassa taglia con altre di alta taglia con l’obiettivo di analizzare come queste riusciranno ad adattarsi alle condizioni climatiche del 2070; quindi già da oggi, con circa 50 anni di anticipo, si è in grado di prevedere quale sarà l’agricoltura italiana relativa al frumento. Successivamente a questo esperimento si possono selezionare tutti i caratteri di interesse per queste piante in modo tale che nel 2070 potranno essere coltivate e potranno produrre una qualità di semola buona per le condizioni climatiche future. Un altro aspetto molto importante è capire qual è la produttività di tali specie. Adesso le varietà antiche sono meno produttive di quelle moderne però non è detto che accada lo stesso anche nel futuro proprio perché queste piante ad alta taglia hanno un apparato fogliare molto grande e probabilmente saranno più in grado di percepire ed intercettare l’anidride carbonica dall’atmosfera e quindi di produrre anche di più. Il frumento del futuro sarà una varietà diversa da quelle attuali. I maggiori problemi che avremo nel futuro sono legati all’anidride carbonica e l’unico strumento che attualmente abbiamo a disposizione per eliminare l’anidride carbonica dall’atmosfera sono le piante e le alghe: coltivando dunque più piante ma soprattutto alberi potremo ridurla drasticamente.
È un ennesimo successo tutto meridionale: è straordinario come piccole università del Sud Italia riescano a primeggiare e ad imporsi con i tanti talenti, eccellendo laddove si palesa un limite per i più importanti laboratori di ricerca di tutto il mondo.

A cura di Stefania Lamacchia per Matera Inside.

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