16 Ottobre Giornata FAI d’Autunno 2016 in Basilicata

16 Ottobre Giornata FAI d’Autunno 2016 in Basilicata

Domenica 16 ottobre 2016 l’appuntamento è con la quinta edizione di “FAImarathon, la Giornata FAI d’Autunno per scoprire centinaia di luoghi in tutta Italia con visite a tema. L’evento nazionale è stato ideato cinque anni fa grazie alla collaborazione con Il Gioco del Lotto erealizzato dai Gruppi FAI Giovania sostegno della campagna di raccolta fondi“Ricordiamoci di salvare l’Italia”, attiva fino al 31 ottobre.

Una passeggiata culturale nell’Italia più bella che, grazie ai 150 itinerari tematici proposti dai giovani del FAI – da percorrere liberamente, senza punti di partenza o arrivo, per intero o solo in parte, da soli o in compagnia – e alle visite a contributo liberoa cura dei volontari della Fondazione,permetterà di vivere una giornata da “turisti a casa nostra”, emozionante e imprevedibile, alla scoperta di più di 600 luoghi di interesse artistico, paesaggistico e sociale che rappresentano l’identità, la storia e le tradizioni delle nostre città.

 

FAI MARATHON – IL PROGRAMMA IN BASILICATA

MATERA – LA CIVILTA’ RUPESTRE

ORARI:  9.00 – 14.00 / 15.00 – 18.00 ultimo ingresso ore 17.30
EVENTI COLLATERALI
In mattinata eventi straordinari nel Museo Archeologico Nazionale “D. Ridola” e nel Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata – Palazzo Lanfranchi.
Visita alla Gravina di Matera

CAVA DEL SOLE
Contrada La Vaglia, s.n.c
A ridosso della Via Appia, lungo il perimetro del Parco della Murgia Materana, affiorano i grandi fronti delle cave di tufo. Tra queste una delle più importanti è la settecentesca Cava del Sole. Adiacente alla cava, la Chiesa del Sole testimonia un insediamento monastico rupestre di epoca medievale, sostituito successivamente da una comunità di operai esperti tagliatori di pietra: i “zuqquator’” cioè i cavamonti.
Con il piccone questi estraevano il blocco di tufo che a sua volta veniva rifinito manualmente dai maestri tufaroli. Negli anni ’50, per poter stare al passo con la sempre più incalzante produzione dei laterizi, la tecnica estrattiva manuale del tufo fu sostituita dal sistema meccanizzato ma nonostante questo il mercato dell’edilizia sostituì il tufo con materiali alternativi e le cave vennero del tutto abbandonate.
Oggi l’immensa e suggestiva area della Cava del Sole risulta un potenziale contenitore culturale; sarà infatti riutilizzata come un’arena all’aperto.

CHIESA RUPESTRE DEI QUATTRO EVANGELISTI
Vico Cosenza
Il complesso rupestre dei Quattro Evangelisti o Pecchiara di Don Pirro Groya risale ai primi anni del 1500. Nasce come azienda agricola della famiglia Groya e fu utilizzata per l’allevamento delle api e la produzione di miele e derivati. Un muro di cinta alto tre metri custodisce, oltre ad un grande giardino di ulivi secolari, diversi ambienti ipogei; tra questi, un focolare, una cisterna per la raccolta delle acque, una sala di rappresentanza e una splendida chiesa rupestre completamente affrescata da dipinti murali di pregevole fattura datati 1536. La cappella della famiglia Groya, ricca di sante immagini testimonia lo spirito religioso dei suoi proprietari e, insieme, segno del loro prestigio. Le tracce di chi ha abitato questo luogo lungo i secoli, regalano l’opportunità di immergersi in un’atmosfera emozionante sospesa nel tempo e nello spazio. Il complesso rupestre è oggi gestito da un’associazione di volontari che si occupa della tutela del sito.

SANTA MARIA DELLA VALLE (LA VAGLIA)
Strada Statale 7 Via Appia, 7
La chiesa rupestre di S. Maria della Valle è ubicata lungo l’antica via Appia in località la Vaglia. Deve il nome alla ricca presenza di vegetazione arborea nelle immediate pertinenze. Si data all’VIII secolo il primo impianto della chiesa. Le notizie successive portano al tardo XIII secolo, epoca in cui fu realizzato in muratura il fianco occidentale, unica parte costruita, opera del maestro Leorio da Taranto. La chiesa è uno tra i più importanti esempi di architettura religiosa presenti nel territorio di Matera ed è scavata nel tufo. Al suo interno custodisce affreschi di varie epoche mentre l’esterno è caratterizzato da uno straordinario prospetto laterale collocato lungo la navata destra con quattro portali uno diverso dall’altro. Chiusa al culto nel 1756 perché degradata nelle strutture, la chiesa è andata incontro al totale decadimento. È stata oggetto di interventi di restauro negli anni Duemila ma attualmente è chiusa al pubblico.

CHIESA RUPESTRE DI SANTA BARBARA
Via Casalnuovo
La Chiesa Rupestre di Santa Barbara sorge al Rione Casalnuovo. E’ una delle più interessanti Chiese bizantine e conserva ancora tutti gli elementi tipici dell’architettura bizantina.E’ stata datata tra il X e l’XI secolo. Scavata nella massa calcarea della gravina,essa si apre con un arco parabolico in modo da alludere ad una sorta di protiro.Dalla porta di ingresso si accede al nartece. Il nartece conduce alla chiesa vera e propria,a un’unica navata.Sul fondo si erge l’iconostasi, dietro la quale si trova il santuario o bema o vema. Degli affreschi restano i pannelli sull’iconostasi e pochi frammenti sulle pareti, di cui due immagini della Santa titolare a sinistra e una a destra, vicina all’iconostasi, risalenti al XV-XVI secolo.

FRANTOIO MONTEMURRO
Vico I Casalnuovo
La via Casalnuovo nei Sassi di Matera è stata per anni una tradizionale strada lungo la quale sono sorte numerose attività artigianali le cui botteghe prendevano sede sia sull’arteria principale che lungo gli stretti vicoli acciottolati. In questo scenario, tutto tipicamente materano, erano frequenti cantine e frantoi oleari che, per necessità e per adattamento alle condizioni ambientali, erano scavati nella friabile roccia di arenaria locale. Mentre però le cantine erano scavate in profondità per creare condizioni climatiche che garantivano la conservabilità del vino, i frantoi ipogei nascevano dalla necessità di creare condizioni di temperatura favorevoli alla separazione dell’olio. Al numero civico 3 di vico 1^ Casalnuovo, Severino e Marco Motemurro, padre e figlio, hanno acquisito e restaurato un ‘gioiellino’ di trappeto passato di mano in mano da diverse famiglie materane e che ha le sue origini sin dal 1700 circa.

 

FERRANDINA: Storia, arte e curiosità dell’ordine dei frati predicatori dalle origini alla soppressione.

IL COMPLESSO CONVENTUALE E LA CHIESA DI SAN DOMENICO
ORARI:  10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
CONVENTO DI SAN DOMENICO
La scelta del sito è stata fatta in occasione dell’ottocentesimo Anniversario dell’approvazione dell’ordine dei Predicatori (Domenicani), nato, infatti, nel 1216. Il Convento, la cui edificazione ebbe inizio 1729, si presenta dalle forme strutturali massicce e severe e conserva l’impianto originario con i corpi di fabbrica articolati intorno al quadriportico centrale costituito da arcate su possenti pilastri. All’interno del sito verrà ricostruita, attraverso immagini e documenti, la storia dell’arrivo a Ferrandina dei frati Predicatori nel lontano 1474 fino all’edificazione del nuovo convento.

CHIESA DI SAN DOMENICO
La chiesa, realizzata su progettazione del regio ingegnere della città di Napoli M. De Blasio nel 1730, con la sua maestosa cupola rivestita di maioliche è simbolo della città. Al suo interno conserva dipinti di scuola napoletana, stucchi, opere lignee, organo settecentesco funzionante e sculture. Suggestivi i sotterranei affrescati, destinati alla sepoltura dei frati.

STIGLIANO: Alla scoperta di Stigliano
11.00 – 14.00 / 15.00 – 18.00
CENTIMOLO MACINANTE A MULA DEL XVII SECOLO
Via Colombo, 2
A ridosso della Chiesa madre, in contrada “Pietra del Colombo”, l’antico centimolo macinante a mula – un frantoio oleario – è tutto quel che rimane dei bassi della dimora gentilizia dei Morrone. Censito già nel 1672, il centimolo passò in seguito ai Melfi ed infine ai Laviani, che nel 1880 ne rinnovarono radicalmente impianti e attrezzature. Rimase in funzione fino ai primi anni del 1940, e dopo decenni di abbandono, l’associazione culturale “Angolo della Memoria” ha provveduto a restaurarlo, riaprendolo al pubblico come museo nel 1994. Suggestive pagine gli sono state dedicate dallo scrittore di viaggi americano David Yeadon nel suo “Seasons in Basilicata”. Il frantoio documenta l’evoluzione secolare dei sistemi di molitura e insieme raccoglie un’abbondante documentazione relativa alla cultura materiale contadina.

MUSEO DEMO-ANTROPOLOGICO
Via Roma, 69
Nel 2006 un gruppo di insegnanti delle scuole elementari allestiscono nel Palazzo Vitale una nuova raccolta demo-antropologica, che si connota per la sua attenzione verso il mondo della scuola, entrando a far parte da subito delle rete regionale e nazionale dei C.E.A. (Centri di Educazione Ambientale). La raccolta originaria, donata dall’imprenditore agricolo I. Colangelo, ha trovato una nuova sistemazione nelle scuole di via Roma, articolandosi in cinque aule tematiche. Si va dal mondo dei trasporti e degli attrezzi agricoli, a quello dell’allevamento ovi-caprino e suino, secolare volano dell’economia cittadina, per finire col mondo della casa. L’ultima aula racconta gli anni ’50, gli anni dello sviluppo, della televisione, della democrazia e infine con la scuola per tutti, del riscatto. Il corridoio centrale documenta invece la Stigliano industriosa, dei lavoratori.

POLITTICO DELLA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
Piazza della Chiesa
Il polittico cinquecentesco è la più grande pala d’altare della Basilicata. L’opera richiede un urgente intervento di restauro e di ripulitura dei dipinti oltre che di un consolidamento della macchina lignea. La struttura ripartita in due ordini, sormontati da una cimasa, è suddivisa in cinque registri verticali e 14 scomparti, al cui interno compaiono figure dipinte e sculture ad altorilievo ed a tutto tondo. L’intero ciclo pittorico riflette l’impostazione iconografica elaborata dai francescani. Di sicura attribuzione a Simone da Firenze sono solo i dipinti della cimasa, mentre gli altri, profondamente alterati da rifacimenti ottocenteschi, appaiono di difficile lettura. Secondo la storica dell’arte Anna Grelle, i committenti di questo polittico, potrebbero essere stati i conti Sanseverino, che avrebbero favorito, prima dei francescani, il rapporto preferenziale di Simone con la Basilicata.

CASA CONTADINA NEL RIONE CHIAZZA
Via Colombo, 12
In via Colombo, 12, nel Rione Chiazza, sopravvive ancora una tra le più antiche abitazioni del paese, una piccola casa soprana di un solo vano, con le sue modestissime e povere suppellettili. Scampata a frane e terremoti, fino a qualche decennio fa era ancora contornata da altre minuscole abitazioni. Colpisce il fatto che si tratti di una casa realmente “vissuta”, abitata per molto tempo da famiglie povere, che certo non potevano permettersi “il lusso” di una abitazione più comoda e spaziosa. Trasformata in un piccolo museo, si è potuta salvare, così, dal degrado e dall’oblio. L’arredo è stato ricostruito con una fedeltà assoluta grazie all’aiuto di persone che della vita di un tempo hanno avuto esperienza diretta. Una ricostruzione storica rigorosa che non ha nulla di artefatto. Una delle ultime abitazioni rimaste, a combattere come una sentinella, le frane che nei secoli hanno eroso e continuano ad erodere l’abitato di Stigliano. Una emergenza infinita.

MUSEO DELLA GRANDE GUERRA
Via Roma, 69
Con le celebrazioni del 1° centenario della Grande Guerra nasce a Stigliano un piccolo museo tematico che racconta il conflitto attraverso le fotografie di un cappellano militare, il barnabita stiglianese F. Giuseppe Diruggiero. Ritratti di ignoti soldati e ufficiali, scene di vita quotidiana, piccoli cimiteri militari di campagna, vedute di paesi in rovina o di paesi liberati. Nelle foto compare anche padre Diruggiero in veste di celebrante, davanti ad una “Madonna della Divina Provvidenza” di Scipione Pulzone, dalla quale non si separerà mai. Da segnalare tra gli altri cimeli, la valigetta con gli arredi sacri del cappellano, alcuni libri circolanti nelle bibliotechine delle Case del Soldato e altri cimeli donati da comunità di stiglianesi emigrati in America. Fra le curiosità, la locandina di un film canadese dei tempi del cinema muto (1928), “Carry on, Sergeant!”, con Jimmy Savo, attore comico newyorkese, figlio di stiglianesi, lodato da Charlie Chaplin.

IRSINA – LE VIE DEL VINO

Fin dall’antichità Montepeloso (oggi Irsina) è stata famosa per il suo territorio ricco di vigneti (il geografo arabo Edrisi, già nel XII sec., la definiva “città bella, il cui territorio è ricco di viti e di alberi, molto produttivo”).
In occasione della Faimarathon 2016, gli Apprendisti Ciceroni del Liceo Scientifico e delle scuole medie di Irsina propongono un itinerario attraverso le vie del borgo e della campagna circostante che permetta ai visitatori di scoprire l’antica storia vitivinicola della loro cittadina.
Dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 18,00 i Ciceroni della scuola media “Giuseppe Mascolo”accompagneranno i visitatori nell’antica cantina di Palazzo Cantorio (Via Roma), fornendo informazioni sulla cantina, sull’antico palazzo nobiliare, sulla vendemmia e sui vitigni autoctoni. Durante la visita saranno riportate anche le interviste fatte dai ragazzi agli anziani del paese e saranno declamate filastrocche, stornelli, proverbi, colmi ed indovinelli sulla vendemmia, sul vino e sull’uva (in italiano, in dialetto e in latino!)
Sempre nella centralissima via Roma e negli stessi orari, accompagnati dai Ciceroni del Liceo Scientifico “Carlo Levi” e delle Scuole medie, sarà possibile assistere, nell’antica cantina Mangieri, alla fase di torchiatura delle uve. I proprietari e i ragazzi saranno ben lieti di rispondere alle domande dei visitatori, mettendo a confronto i metodi tradizionali di vinificazione con quelli più moderni.
Per l’occasione alcuni Ciceroni del Liceo terranno aperto il piccolo Museo della Casa Contadina, poco distante dalle due cantine.
Per chi lo desiderasse, prenotando al banchetto FAI (partenza alle ore 11,00), sarà possibile visitare, accompagnati dai Ciceroni del Liceo Scientifico, le cantine dell’azienda “Mantegna vini” poco distanti dal paese (circa 3 km).
Alle ore 11,30 e alle ore 16,00 è prevista la partenza per un percorso di trekking a piedi nella suggestiva zona dei vigneti, guidata dai Ciceroni del Liceo Scientifico.
Per gli amanti dell’arte, in via Roma e in largo Cattedrale gli apprendisti Ciceroni illustreranno i tesori della piccola ma elegante chiesa del Purgatorio, tra cui spiccano due pregevoli tele di Andrea Miglionico (ore 10-12; 15-18) e quelli della preziosa collezione de Mabilia in Cattedrale, che comprende la celebre statua di Santa Eufemia del Mantegna (ore 15-18).
Si ringrazia per la disponibilità e collaborazione:
–    Famiglia Potenza-Candela (Palazzo e Cantina Cantorio)
–    Famiglia Mangieri (Cantina Mangieri)
–    Famiglia Defilippis (Casa contadina)
–    Azienda Mantegna Vini
–    Don Nicolino Di pasquale (Purgatorio) e Don Gerardo Forliano (Cattedrale)
–    Preside Gerardo Desiante (Scuole Medie G. Mascolo) e Preside Pietro Izzi (Liceo Scientifico C. Levi)
–    Lorenzo Monteleone (Foto)
–    Gruppo Fai Irsina

MONTICCHIO – MUSEO DI STORIA NATURALE DEL VULTURE PRESSO ABBAZIA SAN MICHELE

Il Museo del Vulture è “un museo in un museo” in quanto è ospitato all’interno dell’antica Abbazia di San Michele Arcangelo a Monticchio. Racconta 750.000 anni della storia del Vulture, un vulcano pleistocenico spentosi 130.000 anni fa. Al visitatore si offre un viaggio a ritroso nel tempo: si parte da una figurazione suggestiva del cammino recente dell’uomo nel Vulture, per passare alla storia degli animali e delle piante infeudati nei diversi periodi sulle sue pendici per giungere, infine, ai fenomeni parosistici del vulcano, all’uomo preistorico e alla fauna antica del Vulture. L’istituzione museale è gestita dalla Provincia di Potenza, nell’ambito del progetto Ape (Appennino Parco d’Europa), su progetto del Prof. Renato Spicciarelli.

MARATEA

Chiesa dell’Immacolata

La Chiesa dell’Immacolata è una delle tre chiese che si affacciano sul corso del Borgo di Maratea. La chiesa attuale fu costruita nel XVIII secolo, in forma di cappella, sul sito della più antica chiesa di San Pietro. Nel 1688 si costituì la confraternita laicale di San Pietro, poi detta dell’Immacolata, che è proprietaria dell’edificio. La chiesa fu ingrandita solo nel 1824, quando assunse le attuali dimensioni. Duramente colpita da vari terremoti, fu restaurata nel 1923. Nei lavori di restauro del 1987, nella cripta della chiesa è stato rinvenuto l’abside di una più antica, dedicata a San Pietro, dove tutt’oggi è conservato l’affresco raffigurante gli Apostoli. L’opera è stata eseguita durante il XIV secolo con grande maestria da un artista del quale resta sconosciuto il nome.

Chiesa dell’Addolorata

Borgo Fortificato di Castrocucco Maratea – Riconosciuto Monumento Nazionale dall’allora Ministro Rutelli.

Chiesa Annunziata

La chiesa presenta una facciata monumentale, che insieme alla colonna votiva a San Biagio, chiude la quinta scenografica del corso del Borgo marateota. Sopra l’ingresso alloggia un affresco, datato al XVII secolo, che raffigura la scena dell’Annunciazione.
Ai lati del possente portale, si trovano due leoni in pietra, datati al XVI secolo, e che la letteratura storiografica marateota vuole insistentemente provenienti da una chiesa più antica.
Il caratteristico campanile, con cupola moresca, è attraversato alla base da un angiporto.
L’interno della chiesa, rimaneggiato e restaurato spesse volte fino a pochi anni fa, appare oggi decorato in stucco secondo le linee dello stile barocco.

Belvedere della Pietra del Sole

L’itinerario termina al Belvedere della Pietra del Sole, eccellente punto panoramico da cui si osserva il Porto e le diverse contrade di Maratea

VENOSA 

Porta Venosina

Delle sei porte che in passato consentivano l’accesso alla città, la Porta Venosina è oggi l’unica ancora integra e capace di resistere agli eventi della storia e del tempo che passa; così chiamata perché da essa partiva un’arteria che conduceva alla via Appia e quindi a Venosa. Di stile gotico, la Porta Venosa ha un portale a sesto acuto con l’archivolto a toro scanalato, sostenuto da capitelli a tronco di piramide rovesciata, ed è affiancata da due bastioni cilindrici del 1400, a rafforzamento delle capacità difensive. La porta è affiancata da due bassorilievi di cui uno raffigura il basilisco, stemma della città.

MElFI
Palazzo Pastore

Tra i palazzi gentilizi melfitani è scuramente uno dei più interessanti dal punto di vista architettonico. Stile Liberty, di inizio novecento, si fa subito notare per la cromia di grande suggestione.

PIETRAGALLA

Parco Urbano dei Palmenti

Il Parco Urbano dei Palmenti è un complesso di manufatti che rappresenta una singolare realizzazione di architettura rurale, frutto del lavoro dei vignaiuoli pietragallesi e documentata già a partire dal 1705, unica in Basilicata e in Europa. Il sito, in posizione strategica tra l’antico borgo e le vigne, è costituito da un particolare sistema di strutture adibite alla trasformazione delle uve. Disposti sul crinale collinare con un sistema aggregativo, circa 200 palmenti sono scavati nella roccia arenaria, facilmente lavorabile. Al loro interno si trova un complesso sistema di vasche, per la pigiatura dell’uva, la fermentazione e la spillatura del vino da trasferire per la conservazione nelle cantine situate nella zona nord del paese. Con un’estensione di circa due ettari lo si può considerare un vero e proprio parco, visitabile attraverso un sentiero che s’inerpica fra le colline, attraverso il quale si può accedere alle singole cavità e ammirarne la bellezza.

Iniziative speciali
Mostra e cura di artisti e fotografi locali

Le Rutt del Centro Storico

Le rutt (cantine) sono strutture ipogee adibite alla conservazione del vino, lavorato e fermentato nei Palmenti, scavate al di sotto del piano viabile direttamente nel banco tufaceo sul quale il paese è collocato. Ogni rutt aveva a disposizione un certo numero di botti e di spazi, chiamati iazz, che venivano ceduti dietro pagamento a privati cittadini singoli o associati.

Iniziative speciali
Mostre a cura di artisti e fotografi pietragallesi e degustazione di vino locale,

Casa Museo della Civiltà Contadina

La Casa Museo della Civiltà Contadina, allestita all’interno di Palazzo Muscio Messina dalla Pro Loco Pietragalla, ospita un’esposizione di oggetti, suppellettili, utensili e vestiario della tradizione contadina pietragallese che ci proietta nel mondo rurale dei nostri avi raccontando storie e illustrando tradizioni della cultura contadina in cui il vino giocava un ruolo fondamentale.

Iniziative speciali
Esposizione di opere d’arte e fotografie a cura di artisti/fotografi locali nel percorso museale.

POTENZA 

Cattedrale di San Gerardo

Principale luogo di culto cattolico della città di Potenza, inizialmente dedicato alla Beata Vergine Assunta, poi intitolato a San Gerardo della Porta, Santo Vescovo e Patrono dalla fine dell’anno 1000. Nata come una basilica romanica a tre navate è stata poi trasformata in un edificio neoclassico a un’unica navata al termine del XVIII sec. da Antonio Magri, allievo del Vanvitelli. Esternamente l’edificio è caratterizzato da una struttura lineare con due gradinate di accesso mentre all’interno presenta una pianta a croce latina e una navata coperta da una serie di volte affrescate. Alla fine di quest’ultima si trova la zona absidale con l’altare maggiore. Sotto di esso sono stati rinvenuti i resti di una cripta, databile in un periodo che va dal IV al VI sec. d.C., la cui funzione era probabilmente quella di “Martyrion”, cioè un luogo che andava a custodire i cadaveri dei martiri.

Palazzo Vescovile

L’imponente edificio a pianta quadrata, che nel passato assumeva anche la funzione di cinta muraria, sviluppandosi lungo la strada extramurale, fu fatto costruire da Achille Caracciolo, vescovo di Potenza dal 1616 al 1623 ed è situato alla sinistra della Cattedrale di San Gerardo.Seppur nel corso dei secoli molto sono stati i rifacimenti ed i restauri, anche recenti, l’edificio rimane totalmente invariato dal punto di vista architettonico originale. La facciata, in pietra a faccia vista, presenta una coppia di lesene, sovrapposta al portale, che sorregge un cornicione con al centro lo stemma episcopale. Una grande finestra-balcone con architrave in pietra sagomata è poggiata sul cornicione. Nel palazzo è conservato un sarcofago marmoreo strigiliato, databile tra la fine del II ed il III sec., utilizzato in passato come sacello per le spoglie del Vescovo San Gerardo.

BERNALDA – IDENTITA’ RURALI DEL METAPONTINO: DALLA CHORA ALLA RIFORMA AGRARIA

Percorrere le tracce delle identità del territorio Metapontino, sottolineando gli aspetti che caratterizzano la sua ruralità. L’itinerario si sviluppa nell’area agricola metapontina denominata “chora” in epoca magno greca, un’area dalle svariate peculiarità tramandate nei secoli a seguire. Sarà interessante percorrere le tracce dell’evoluzione storico culturale ed archeologica di alcuni stralci di territorio attraversando quelli che furono i resti delle antiche fattorie magno greche.

ABBAZIA SAN SALVATORE DI BERNALDA
S.s. 175km 38,200

Il suggestivo sito di San Salvatore, non lontano dall’antico centro di Metaponto, occupa un terrazzo marino situato a destra del fiume Bradano. L’ubicazione conferisce al luogo una straordinaria visibilità che ha favorito insediamenti stabili dall’età del Rame (III millennio a.C.) al periodo magnogreco e altomedievale, epoche a cui risalgono alcuni contesti funerari ed una fattoria greca. Il luogo acquista particolare importanza dall’XI secolo, allorché Roberto Maccabeo, nipote di Roberto Guiscardo, fece erigere un sito fortificato denominato “Castrum Sancti Salvatoris De Marina”. Nel 1099 il complesso venne donato all’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Montescaglioso che lo mantenne fino al XVIII secolo, quando si avviò la trasformazione in una delle più importanti Masserie Fortificate del Materano. L’Abbazia San Salvatore rappresenta un micromondo lucano per connotazione storico-culturale ed architettonica.

CASTELLO TORRE DI MARE A BERNALDA

Torre di Mare nasce nell’XI secolo e viene edificata ai margini occidentali dell’antica città greca di Metaponto, le cui rovine servirono per recupero materiali utili alla costruzione del nuovo abitato. Nel 1119 il castrum Sanctae Trinitatis fu scelto dalla contessa Emma Maccabeo di Montescaglioso come residenza di famiglia e per volontà di Umfredo fu eretta una “torre fortificata” con chiare funzioni difensive lungo la linea di costa sia per l’area circostante sia per la stessa Montescaglioso ubicata a poca distanza nell’entroterra. Infatti grande rilievo rivestiva l’adiacente bacino retrodunale di Santa Pelagina munito di un approdo. Successivamente il castrum viene concesso al monastero benedettino di San Michele Arcangelo di Montescaglioso.

MASSERIA SANT’ANGELO VECCHIO DI BERNALDA
S.S. 407 km 91
Sulle fondamenta di un’antica fattoria greca è stata realizzata questa imponente masseria fortificata, posta in posizione dominante sulla vallata del Basento. Si pensa che la masseria fosse una delle più importanti e ricche fattorie in età magno greca, per la sua posizione strategica e la presenza di diverse sorgenti di acqua. Sono ancora visibili le vecchie fondamenta, alcuni pozzi ed un antica fornace, mentre molti dei ritrovamenti qui rinvenuti, sono esposti nel Museo di Metaponto. Nell’XI secolo il feudo fu donato da Rodolfo Macabeo ed Emma D’Altavilla all’Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo in Montescaglioso; successivamente passò alla Badia di Santa Maria Vergine del Casale di Pisticci e, infine, fu concesso nel 1451 alla Certosa di Padula.

PISTICCI – PER LE STRADE DEL DIRUPO E DELLA TERRAVECCHIA.

Antonietta Cirigliano
Descrizione itinerario
I rioni Dirupo e Terravecchia rappresentano il cuore antico di Pisticci. L’imponente Chiesa Madre, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, domina la Terravecchia caratterizzata da significative emergenze architettoniche come il Castello normanno, il Palazzo De Franchi, la Torre Bruni, il Palazzo Rogges e la Cappella dell’Annunziata. A protezione del Dirupo, nato su un preesistente abitato, che la rovinosa frana del 1688 distrusse, vi è la Chiesa della Immacolata Concezione, iniziata nel 1544 circa. Il labirinto di strade quasi mai piane, costeggiate da bianchi filari di case con copertura a capanna – lammìe e casedde- le piccole piazze, i tetti e il colore dei mattoni offrono al visitatore scorci suggestivi e mai uguali inseriti in un paesaggio che domina la valle del Basento.
Con il patrocinio
Comune di Pisticci; Biblioteche Comunali Servizi Culturali
Ringraziamenti locali
Archeoart ; Studi, Ricerche e Servizi per i Beni e le Attività Culturali; Società Cooperativa Autokton
In collaborazione con
Istituto d’Istruzione Superiore “Giustino Fortunato” di Pisticci; Liceo Classico e Istituto Tecnico Tecnologico di Pisticci; Istituto Alberghiero e Istituto Tecnico Agrario di Marconia; Apprendisti Ciceroni® del Liceo Classico di Pisticci;
Volontari FAI

CHIESA DEI SANTI PIETRO E PAOLO – PISTICCI
Piazza XI Febbraio 1929, 1
Tipologia di apertura
Luogo FAImarathon
Descrizione
In piazza 11 Febbraio 1929 si estende il sagrato della Chiesa Madre, sede parrocchiale. Con la sua mole imponente e maestosa domina il sottostante abitato del rione Dirupo. L’esterno risente dello stile romanico con il campanile, costruito nel 1212, a bifore e il tetto a doppio spiovente. Lo spazio interno, con pianta a croce latina, si compone di tre navate e all’incrocio tra la navata principale e il transetto si erge una grande cupola emisferica. Nella navata centrale si trova: il Battistero in legno, che riporta le scene del battesimo di Gesù, il pergamo anch’esso in legno con riquadri in cui sono scolpiti a colori i Santi Apostoli Pietro e Paolo e i santi evangelisti e nell’abside è collocato l’altare maggiore. Dietro l’altare maggiore c’era la fossa sepolcrale del clero, sovrastata dall’organo che fa da ornamento allo sfondo della chiesa e la sagrestia arredata in stile barocco.

RIONE TERRAVECCHIA DI PISTICCI
Rione Dirupo Pisticci
orario
10.00 – 13.00 / 15.00 – 17.00
note visite guidate
A cura degli Alunni del Liceo Classico “G. Fortunato” di Pisticci; Volontari FAI

CHIESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE a PISTICCI
Rione Dirupo

La chiesa della Immacolata Concezione si affaccia elegantemente sul Rione Dirupo dominando i ripidi e suggestivi calanchi pisticcesi. La chiesa fu fondata intorno al 1544 e nel 1688, all’indomani della rovinosa frana che provocò la morte di quasi quattrocento persone, con il crollo di gran parte dell’antico abitato di Casalnuovo, la chiesa divenne ufficialmente sede della omonima Confraternita, con bolla vescovile che contemplava anche l’investitura ecclesiastica.

Palazzo Scafarelli

Ubicato sulla piazza prospiciente la cattedrale, il Palazzo Scafarelli fu probabilmente realizzato alla fine del XVIII secolo. Si compone di tre livelli più uno seminterrato, e presenta l’ingresso principale, con un portale a tutto sesto in pietra, non centrato nel prospetto e nel cui archivolto è collocato lo stemma della famiglia. Un piccolo bugnato e dei cantoni in stucco decorano la sobria facciata principale, nella quale è anche possibile ammirare le decorazioni che definiscono perimetralmente le aperture, e un balcone su gattoni in pietra. Degli elementi marcapiano e un coronamento modanato scandiscono orizzontalmente la facciata.
TRICARICO – I LUOGHI DI ROCCO SCOTELLARO TRA STORIA, ARTE E POESIA

L’itinerario, con partenza dalla torre normanna, ripercorre i luoghi significativi legati alla figura del poeta Rocco Scotellaro.Il percorso mette in luce alcune delle emergenze storico artistiche del paese attraverso la visita di piazzette, vicoli e cortili cari al poeta e citati nelle sue opere.

La torre normanna è il monumento simbolo di  Tricarico cui sono connessi, fin dal Medioevo, i momenti più salienti della   sua   storia politico- religiosa.Parte integrante  del castello  la torre  cilindrica, è alta 27 metri, la sua iniziale costruzione risalirebbe ai sec. IX – X,  rimaneggiata più volte  man mano ha assunto, anche grazie ai restauri eseguiti negli anni “70, l’aspetto attuale. La struttura di forma circolare   all’ esterno, è costituita da quattro ambienti sovrapposti coperti con volte a crociera. I primi due livelli ospitano  sale a pianta circolare gli altri due a pianta quadrata. Le pareti, prive di elementi decorativi,  hanno uno spessore di circa  due metri,  costituite da pietra arenaria a blocchi irregolari, presentano scarse aperture costituite da strette feritoie e da un esiguo numero di finestre (sec. XIV- XV) disposte sui quattro lati delle sale interne. In copertura un coronamento a beccatelli caratterizza la costruzione.

Si articola in un insieme di fabbriche   costruite in epoche diverse e aventi in origine una funzione essenzialmente difensiva. Tale complesso assume un alto significato architettonico e urbanistico per la comprensione dello sviluppo dell’abitato antico e della espansione avvenuta in epoca normanna. L’imponente struttura domina l’abitato dall’alto del quartiere  Monte. La struttura sorta, con ogni probabilità, nei secoli IX- X come rocca fortificata, a difesa  del Kastron  di Tricarico  subì rafforzamenti in epoca normanno sveva (sec. XI-XII) successivamente in periodo angioino (sec.XIII). Nel 1333, il castello divenne sede di un prestigioso monastero di suore di clausura sotto il titolo di Santa Chiara,  fondato dai Sanseverino  all’interno  del complesso la chiesa di Santa Chiara  con il ciclo di affreschi di P.A. Ferro. Attualmente il castello ospita una mostra documentaria su Rocco Scotellaro. inaugurata nel 2013 realizzata a cura del “Centro di Documentazione Rocco Scotellaro”.

La piazzetta di Sant’Angelo  è un piccolo slargo lungo la via Monte  delimitato dalla chiesetta  di San Angelo al Monte, dal Palazzo della famiglia Ferri, con stemma nobiliare sul  maestoso portale in pietra ad arco a tutto sesto, da una serie di case  di edilizia minore. La chiesa ha origini antiche, menzionata già nel XIV secolo e   raffigurata  nella veduta di Braun e Hogemberg  del 1618 come San Michele Arcangelo, è stata purtroppo molto rimaneggiata negli anni ’50.  Da qui attraverso uno stretto vicolo con gradoni in forte pendenza  verso la via sottostante arriviamo alla casa del poeta. Dall’ l’Uva puttanella” riportiamo: «Uscii per la seconda porta di casa, che mena alla parte a monte del paese; con la borsa che avevo, ognuno, dallo spiazzo di Sant’Angelo fino in campagna, mi chiese con meraviglia dove andavo…».

La casa del poeta  è una semplice abitazione affacciata su  via Rocco Scotellaro. Sulla facciata è affissa una  targa commemorativa. L’ingresso è sul retro, vi si accede attraverso uno stretto vicolo che collega le strade parallele a due livelli diversi, via sette colli.Il portoncino  immette su una scala interna che porta alla stanza dove il poeta studiava, componeva, meditava, un piccolo balconcino si affaccia sui vicoli e sui tetti delle case di fronte, la vista spazia verso la conca di S. Antonio.”Quando ancora era notte lungo quel viottolo cominciava la “processione” dei mietitori e dei contadini che si recavano al lavoro. I ferri dei muli sulle selci svegliavano Rocco, – suonavano mattutino -”   Poco più avanti in via Rocco Scotellaro la bottega del padre ciabattino.

Vico Tapera è un piccolo vicolo che si va restringendo verso il basso e scende verso via Piano. Esso è caratterizzato da un sopportico ad arco  e da ripidi gradoni, così come molti dei vicoli del rione Monte. Probabilmente il vicolo, visibile dal balcone della sua stanza, ha ispirato al poeta una delle poesie più belle.

La localizzazione del vicolo che ha ispirato la poesia “Al sopportico delle api il primo amore” è dibattuta, bisognerebbe approfondire.Nei pressi della casa del poeta esiste un suggestivo vicolo con un ampio sopportico, anche questo come vico Tapera,  con gradoni in pendenza che scendono da via Monte, denominato Sopportico dei Lapi ( o delle api?) è questo il vicolo? Oppure quello citato da Scotellaro è quello vicino, molto più stretto, con la duplice funzione di scolo per le acque? Rileggendo i suoi versi il visitatore potrà lascirsi incuriosire!

Il Centro di documentazione «Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra» ha sede nell’ex complesso conventuale di S. Francesco d’Assisi, nel cuore del centro storico è stato istituito dal Comune di Tricarico e dalla Regione Basilicata, su proposta di Rocco Mazzarone (1912-2005), in occasione del Cinquantenario della morte di Rocco Scotellaro (1923-1953). Sue finalità sono raccogliere e custodire nel suo Archivio ogni forma di documentazione connessa a Rocco Scotellaro e al contesto storico locale, regionale, meridionale di riferimento; gestire una Biblioteca specialistica con opere di e su Scotellaro e sul meridionalismo; incrementare e valorizzare il patrimonio fotografico del Comune di Tricarico, il cui nucleo fondante, ispirato alla Lucania del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, è costituito dalle immagini di Henri Cartier-Bresson, Arturo Zavattini, Mario Carbone, Mario Cresci, Antonio Pagnotta. Il Direttore del Centro è la prof.sssa Carmela Biscaglia.

La chiesa presenta un’ unica navata rettangolare coperta a crociera e conclusa da un presbiterio quadrato sopraelevato, in stile gotico. La navata è suddivisa da alcuni archivolti ogivali che suddividono l’ambiente in una triplice sequenza di crociere. Le finestre e il portale lapideo con arco ogivale, in stile romanico pugliese, arricchito con sculture forse di spoglio, rimandano ad una datazione collocabile tra gli inizi e la fine del XV secolo. La visita pastorale del vescovo Giovan Battista Santonio del 1585 ci attesta che in chiesa erano ubicati numerosi altari con sepolture delle facoltose famiglie cittadine. Attualmente resta solo l’altare della famiglia Corsuto che riporta la data 1573. Nella coro della chiesa erano ubicati originariamente degli affreschi  del XIII che furono staccati durante dei lavori di ristrutturazione.  Si tratta di una Crocifissione con la Maddalena da un lato e probabilmente la Madonna dall’altro e di due Santi, San Bartolomeo e San Giacomo Minore.

L’edificio attualmente destinato a casa della associazioni, era in origine il Municipio di Tricarico. Con doppio ingresso su via Rocco Scotellaro e Via Monte sulla facciata è collocata  una lapide riportante la dicitura  casa comunale e lo stemma cittadino. Accanto all’ingresso una targa con i versi della poesia “Pozzanghera nera il 18 aprile” il riferimento è al risultato elettorale del 18 aprile 1948 che vide la sconfitta del fronte democratico popolare costituito dal partito comunista e dal partito socialista,

L’attuale Cappella di San Pancrazio, protettore di Tricarico, è stata edificata probabilmente a fine secolo XIX, riutilizzando elementi architettonici del Seggio della nobiltà, mirabilmente tratteggiato nella preziosa veduta di Tricarico, pubblicata a Colonia nel 1618. Di tale struttura, ubicata nella piazza cittadina, si conservano alcuni elementi architettonici e lo stemma dei Revertera. In epoca fascista, la cappella ha subito l’attuale configurazione, divenendo il “sacrario per i caduti per l’Impero e per la Spagna”, in ricordo dei giovani tricaricesi morti soprattutto nel primo conflitto mondiale. Sulla scalinata della cappella, nel dopoguerra, invalse l’uso di tenere i comizi cittadini. Rocco Scotellaro, “Sindaco socialista e poeta della libertà contadina”, pronunciò il suo primo comizio per le elezioni comunali del 28 novembre 1948.

Il Palazzo Ducale di Tricarico, meglio definito come Castello del Principe, lega le sue origini alla famiglia Sanseverino che già nel XIV secolo gli attribuì le funzioni difensive e di rappresentanza del potere feudale fino ad allora incentrate nel castello normanno. Imponente e severo è uno degli edifici di interesse storico, artistico e monumentale più significativi dell’assetto urbano della città. La struttura è quella tipica dei castelli, con una fortificazione esterna munita di torri e due portoni di accesso, uno si apre sulla corte inferiore l’altro sulla corte superiore. La struttura originaria è stata celata da ampliamenti successivi, realizzati dopo il 1631, anno nel quale il feudo venne acquistato da Ippolito Revertèra, duca della Salandra. Ai piani superiori la sede di Tricarico del Polo Museale della Basilicata  con esposizione di reperti archeologici di Civita di Tricarico e del territorio.
12La piazza Mons. Raffaello delle Nocche, luogo simbolo della Diocesi di Tricarico è delimitata dal Palazzo vescovile, dalla Cattedrale Santa Maria Assunta, dal Sopportico adiacente all’ ex Seminario già Ospedale di San Giovanni della Croce. Il luogo è legato alla memoria di Scotellaro e ai rapporti del poeta -sindaco con il vescovo Mons. Raffaello delle Nocche che, in un’ala del Palazzo, ospitò, in attesa della nuova costruzione, l’ospedale di Tricarico, fondato da Rocco Scotellaro con il contributo degli stessi cittadini.

Il monumento funebre a Rocco Scotellaro (19 aprile 1923 – 15 dicembre 1953) fu realizzato nel 1957 su un’area cimiteriale concessa dal comune di Tricarico. Su proposta di Carlo Levi, furono coinvolti nella definizione del progetto, approvato già nel 1955, alcuni prestigiosi architetti milanesi, noti come il Gruppo BBPR: Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers. Nell’ubicazione della tomba di Scotellaro gli architetti privilegiarono il muro di cinta che limita il cimitero di Tricarico verso oriente, da dove in lontananza si scorge la valle del Basento, quel “versante lungo del Basento”, che è tema ricorrente nella sua poesia; su di esso furono scolpiti i versi della poesia “Sempre nuova è l’alba”.

 

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